Pd riparte dall'ascolto: il circolo centro di Pesaro ha incontrato la Caritas

Incontro al Circolo Centro PD Pesaro in via Mastrogiorgio tra il circolo locale e Andrea Mancini Direttore del Centro di Ascolto della Caritas di Pesaro in via Passeri. Primo di una serie di incontri con le realtà territoriali che il circolo ha avviato per riscoprire il senso civico e sociale di vicinanza.

Bisogna partire dai fatti concreti e il segretario del Pd circolo Centro “Romolo Pagnini”, Luca Storoni, lo ha ribadito a chiare lettere nella presentazione di Andrea Mancini, responsabile del centro d'ascolto diocesano della Caritas, in un incontro molto seguito e partecipato, nella sede del Pd in via Mastrogiorgio. Storoni, con una sintetica riflessione ha sottolineato come "abbiamo pagato lo scotto di una politica del fare e lasciato indietro la percezione e il cambiamento di questi tempi. È vero che è tutt'ora in atto la crisi economica e il fenomeno della globalizzazione, portando all'allargamento della forbice nonostante una certa ridistribuzione della ricchezza, consolidando in realtà le fasce di povertà''. E allora Storoni, ma anche molti iscritti al Pd, sentono la necessità di aprire un primo canale di ascolto, che non deve avere una funzione politica, ma prettamente sociale, che permetta di conoscere meglio il territorio e le esigenze dei cittadini. La presenza di Andrea Mancini ha assunto dunque un duplice significato: quello pedagogico, che poi è il dna dell'operato della Caritas, e quello di testimonianza. È importante ha sottolineato Mancini non solo distribuire pacchi viveri, ma anche formare le persone, nel campo del volontariato e gli ospiti, come li chiamava don Gaudiano. Da questo input è sorta spontaneamente da parte degli iscritti presenti all'incontro la necessità di realizzare una agenzia di volontariato civile, che non deve avere una dimensione politica ma sociale. Mancini seguendo un iter pedagogico ha poi illustrato le attività e le finalità della Caritas diocesana. Qual'è la situazione delle persone disagiate oggi a Pesaro. Cosa sta facendo la Caritas fra vecchie e nuove povertà?

E a questo punto solo i dati ci possono fare vedere le problematiche, che poi sono state approfondite con molta intelligenza e senza rischi demagogici. “A Pesaro nel 2017 nel centro d'ascolto di via Mazzini, sono arrivate 1500 persone bisognose, di cui 500 nuove e 1000 riconfermate. Per queste persone sono stati erogati 30.000 servizi fra cui docce, pacchi alimentari, assistenza legale etc. Alla mensa di via del Teatro unica realtà territoriale che eroga pasti caldi, vengono distribuiti una media di 25.000 pasti caldi e gli utenti sono persone residenti bisognose e di passaggio. Nel 2017 sono stati distribuiti 6000 pacchi alimentari ad altrettante persone con nuclei famigliari. Certamente sono viveri a lunga conservazione, ma per quanto riguarda la distribuzione di viveri quotidiani, verdure, pane, dolci, non abbiamo una struttura di volontari adeguata per svolgere questi servizi, ad iniziare dai furgoni con le celle frigorifere. Ai poveri, molte sono le famiglie pesaresi senza lavoro, il LAVORO e l'ABITAZIONE, sono le principali esigenze in questo momento. In un anno a Pesaro, città tranquilla e controllata, transitano 700 senza fissa dimora”.

Dati che fan riflettere a cui si aggiungono problematiche legate al sistema sanitario e all'utilizzazione dell'emporio per il vestiario di Villa Fastiggi. Nell'ambulatorio medico nella cittadella della solidarietà in via Passeri a pochi metri dal centro d'ascolto e dalla mensa, si spendono in medicine 300 euro al mese, perchè nella regione Marche gli italiani non residenti non hanno il diritto al medico di base. Questo centro serve anche per far recuperare la dignità delle persone. Come l'emporio per il vestiario con un punteggio che permette di prendere i vestiti, rientra in questa sfera di recupero della dignità. Allora occorrerebbe, e questo potrebbe essere un punto programmatico anche del Pd, sensibilizzare e conoscere il territorio anche con la creazione di tutor volontari, che vanno alla ricerca negli angoli della città, dei nuovi e vecchi poveri, che spesso per un senso di pudore non si dichiarano e non si rivolgono alle strutture di aiuto.

Un primo passo a cui ne seguiranno altri, dove tra giuste provocazioni e ascolto reciproco deve riprendere corpo il senso sociale del vivere in vicinanza.

Il Circolo Centro "Romolo Pagnini"

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Aldo Moro e la lezione del dialogo oltre le ideologie

Nel giorno del 40esimo anniversario dalla morte di Aldo Moro la riflessione del segretario provinciale Pd, Giovanni Gostoli su Democratica: https://www.democratica.com/focus/aldo-moro-lezione-dialogo-ideologie/​  

Aldo Moro e la lezione del dialogo oltre le ideologie

Quarant’anni dalla morte di Aldo Moro, uno dei più grandi riformisti della storia italiana. Dopo cinquantacinque giorni di martirio il 9 maggio 1978 ha pagato con la vita l’impegno al servizio dell’Italia. Intellettuale e professore universitario in “prestito” alla politica, la sua visione resta a tutt’oggi fra le più significative. “Un uomo buono, mite, saggio, innocente e amico”, disse Paolo VI ai funerali.

La violenza criminale delle Br e del terrorismo è durata quasi dieci anni e ha compiuto centinaia di vittime. L’agguato di via Fani con l’uccisione degli uomini della scorta, il rapimento e la condanna del leader Dc, sono stati un attacco al cuore dello Stato e della democrazia italiana. In quel preciso momento è cambiato il corso della storia e il futuro del Paese.

Chi come me è nato negli anni Ottanta ha conosciuto Moro solo nei libri di storia, nelle riviste di cultura politica, in alcuni film, nei racconti di altri alle riunioni di partito, leggendo i suoi discorsi oppure gli articoli di giornale. Tante parole sono state scritte, perché immenso è stato il contributo di pensiero di Aldo Moro. Personalmente desidero ricordare uno dei “padri costituenti” con questa meravigliosa fotografia. Un’immagine presente anche in tanti circoli del Pd capace ancora di fare battere il cuore. La stretta di mano insieme a un altro gigante della storia, Enrico Berlinguer.

Per le nuove generazioni essa custodisce un prezioso insegnamento di chi credeva nei partiti e nella loro funzione storica. La lezione più bella, tra le tante preziose di Moro, è stata quella del “compromesso”: il dialogo oltre le ideologie. “Cum promittere”, promettere insieme. E trasformare il pensiero in azione per il bene comune e rigenerare la democrazia.

In questa fotografia non ci sono solamente due persone, due statisti, due leader, Moro e Berlinguer. Ci sono storie, culture, passioni e valori che si incontrano. Qualcosa di più grande. C’è il senso profondo di un rispetto reciproco e un modo di vivere l’impegno. Un sentimento genuino di cui oggi si sente tanto il bisogno. Quell’idea di preferire la politica ai tatticismi, l’incontro allo scontro, la gentilezza all’arroganza, la bellezza delle parole alla logica degli insulti, la convinzione di costruire con le persone ponti e non muri, la voglia di comprendere la complessità e non la facile suggestione della banalità, il desiderio non di chiudersi alle dinamiche del palazzo, ma di aprirsi ai bisogni e alle speranze del paese reale.

Insomma, la politica come missione, gesto di altruismo, rispetto e dialogo: farsi carico delle ragioni dell’altro. Di questo avrebbe bisogno l’Italia, qui c’è la missione originaria del Pd. Per continuare a difendere la democrazia. Una conquista che non è scontata e bisogna rinvigorire per tenerla viva. Dopotutto ricordare Aldo Moro oggi è una buona occasione anche per riflettere sul presente e “vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà”. E forse come diceva: «perché qualcosa cambi dobbiamo cambiare anche noi».

Giovanni Gostoli

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