Paolini candidato Presidente per continuare esperienza della Provincia Casa dei Comuni

“Siamo stati coerenti con la nostra idea di Provincia come “Casa dei Comuni”, non più luogo di scontro politico ma di incontro istituzionale. Una scelta di buon senso per mettere al centro dell’azione dei prossimi anni il lavoro e lo sviluppo sostenibile, strade e manutenzione del territorio, scuole sicure, un ente al servizio dei Comuni”. Sono le prime parole del Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino Daniele Tagliolini e del segretario provinciale del Partito democratico, Giovanni Gostoli, a commento della presentazione della candidatura a Presidente del sindaco di Isola del Piano Giuseppe Paolini.

“Il percorso di ascolto per costruire una candidatura unitaria – proseguono - è stato aperto, trasparente e partecipato. Nei sindaci, di qualsiasi colore politico, prevale la volontà di continuare il progetto bipartisan nato con la Provincia dei Sindaci. L’esperienza di questi anni è stata considerata un percorso positivo da ripetere, soprattutto da chi è stato consigliere provinciale e ha affrontato con spirito collaborativo le emergenze e le azioni da mettere in campo per dare risposte ai territori”.

Dopo le premesse sull’impostazione, Tagliolini e Gostoli raccontano l’individuazione della candidatura di Paolini: “Sulla scelta del candidato Presidente anzitutto bisogna precisare che c’è una stima diffusa in tutti i Sindaci che potevano candidarsi, cioè coloro che non terminano il loro mandato nei prossimi dodici mesi. C’è stata un'indicazione prevalente, tra i sindaci disponibili a candidarsi, su Giuseppe Paolini, sindaco di un Comune tra i più piccoli del territorio, un segnale importante per le aree interne. Una persona con anni di esperienza da sindaco, già consigliere provinciale, conosciuto tra i primi cittadini, da sempre impegnato attivamente nei temi della legalità. Sulla sua persona abbiamo registrato il maggiore consenso sia nei sindaci Pd o centrosinistra che in quelli civici con sensibilità politiche differenti”.

Il 31 ottobre si voterà per il rinnovo del Presidente, mentre a gennaio sono previste le votazioni per il nuovo Consiglio provinciale. Proprio in vista di questa ulteriore scadenza, Tagliolini e Gostoli rivolgono un appello a tutti i sindaci, agli amministratori locali e alle forze politiche:

“La nostra speranza è che i sindaci di centrodestra, anche se non si sono espressi formalmente sul Presidente, continuino a coltivare l’idea della Provincia Casa dei Comuni per il rinnovo del Consiglio provinciale. Significa fare una lista tutti insieme, con una squadra di candidati paritetici nei numeri in termini di sensibilità, nel rispetto di genere, dove a loro spetterà proporre una rosa di nomi per la vicepresidenza. Prima dei partiti viene il bene del territorio e la Provincia, anche in questa nuova veste, deve essere al servizio della comunità, dei sindaci e dei cittadini. Per fare ciò occorrono persone di buona volontà e tanta capacità progettuale, forte spirito collaborativo, istituzionale e unitario dei primi cittadini e delle amministrazioni comunali”.

Provincia, serve un "patto di buon senso"

PESARO. GOSTOLI AUSPICA CANDIDATO PRESIDENTE PROVINCIA CONDIVISO

SEGRETARIO PROVINCIALE DEM PROPONE COOPERAZIONE BIPARTISAN. (DIRE) Pesaro, 27 set. - "Una cooperazione bipartisan per continuare il percorso della 'Provincia dei sindaci' ma per quanto istituzionale il presidente deve essere in sintonia con la sensibilita' amministrativa e politica della maggioranza dei Comuni e delle citta'". Cosi' il segretario provinciale del Pd di Pesaro Urbino, Giovanni Gostoli, commenta l'assemblea degli amministratori del centrosinistra che si e' tenuto ieri sera a Urbino. Obiettivo: individuare il candidato presidente di Provincia in vista delle elezioni del 30 ottobre. L'idea di Gostoli, come avvenne quattro anni fa, e' quella di individuare un candidato condiviso con il centrodestra. "Per il Pd le Province non sono piu' il luogo dello scontro politico ma dell'incontro istituzionale- dice Gostoli-. In una possibile competizione come amministrazioni di centrosinistra e civiche abbiamo i numeri per vincere, presidenza e consiglio provinciale. E pure la maggioranza numerica dell'assemblea dei sindaci. Per noi, pero', l'interesse del territorio viene prima degli interessi di partito. Per il bene della comunita' non occorre strumentalizzare e politicizzare il rinnovo della Provincia". A Pesaro Urbino sono 13 i sindaci eleggibili ossia quelli che, come prevede la normativa nazionale, non in scadenza nel 2019. Tra i papabili candidati tra le fila del centrosinistra circolano i nomi di Emanuele Feduzi (Fermignano), Omar Lavanna (Mercatino Conca), Giuseppe Paolini (Isola del Piano) e Mirko Zenobi (Mondavio). Una rosa di nomi che i dem proporranno ora ai sindaci del centrodestra. "La proposta e' quella di un 'patto di buon senso'- conclude Gostoli-. Proseguire la buona esperienza della 'Provincia dei sindaci', costruire insieme una candidatura a presidente e da subito facciamo un accordo sui numeri per una lista unitaria del prossimo consiglio provinciale". (Luf/ Dire) 19:11 27-09-18 NNNN

Le Province con il processo di riforma sono diventate la “casa dei sindaci”.
Per il Partito democratico di Pesaro e Urbino non sono più il luogo dello scontro politico, ma dell’incontro istituzionale.

In questi anni grazie alla straordinaria capacità del presidente uscente, Daniele Tagliolini, di tutti i consiglieri provinciali e dalla forte tensione unitaria siamo riusciti a ottenere, pur nelle difficoltà, tanti risultati importanti.

Per il rinnovo del Presidente della Provincia e del consiglio provinciale parteciperanno al voto tutti i sindaci e i consiglieri comunali. E’ un’elezione di secondo livello, con un voto “ponderato”: significa che è assegnato un peso elettorale diverso, maggiore o minore, a ciascun amministratore locale a seconda della dimensione della popolazione del proprio comune. Per merito dell’impostazione istituzionale siamo riusciti a dare un giusto ri-equilibrio nella rappresentanza tra costa e aree interne, comuni più grandi e di piccole dimensioni.

In una possibile competizione come amministrazioni di centro sinistra e civiche abbiamo i numeri per vincere, presidenza e consiglio provinciale, e pure la maggioranza numerica dell’assemblea dei sindaci. Per noi, però, l’interesse del territorio viene prima degli interessi di partito.

Per il bene della comunità non occorre strumentalizzare e politicizzare il rinnovo della Provincia, anche in vista delle prossime elezioni amministrative, ma come quattro anni fa siamo convinti che dobbiamo cogliere l’opportunità di continuare la buona esperienza di cooperazione bipartisan della “Provincia dei Sindaci”.
Per quanto istituzionale, però, è naturale che il Presidente deve essere in sintonia con la sensibilità amministrativa e politica della maggioranza dei comuni e delle città.

E’ evidente a tutti, in primo luogo al Pd, che c’è un paradosso nella legge di riforma Del Rio. Infatti, andranno al voto il prossimo ottobre gli amministratori di tutti i comuni della provincia, ma si possono candidare a Presidente solo i sindaci di quei comuni che non votano nei prossimi 12 mesi. Pertanto sono tagliati fuori le città e i comuni che andranno a elezioni nel 2019. Sono circa l’80 percento, tra cui Pesaro, Fano, Vallefoglia e Urbino. Un’assurdità che tutti insieme dobbiamo provare a correggere. D’altronde il voto del prossimo anno sarà fondamentale anche per i futuri anni di governo del territorio provinciale.

Pertanto la proposta è quella di un “patto di buon senso”: proseguire la buona esperienza della “Provincia dei Sindaci”, costruire insieme una candidatura a Presidente e da subito facciamo un accordo sui numeri per una lista unitaria del prossimo consiglio provinciale. Prima viene il territorio e poi i partiti, per una Provincia al servizio dei sindaci e degli amministratori locali. Per vivere al meglio anche l’ultimo anno di amministrazioni locali, di qualsiasi colore politico, servono anzitutto armonia e spirito di collaborazione.

A Fano piace il protocollo sulla Sanità con Ceriscioli

Una bella soddisfazione vedere circa 250 persone all'incontro pubblico col Presidente Luca Ceriscioli per approfondire il Protocollo sulla Sanità firmato tra la Regione Marche e il Comune di Fano. E’ la dimostrazione di quanto i cittadini abbiano a cuore il tema della salute e sentano il bisogno di essere informati sul futuro della riorganizzazione dei servizi sanitari, oggi sempre più complessa.

Il documento è un punto di svolta per la città di Fano poiché assicura che l’ospedale Santa Croce rimarrà aperto, anche quando entrerà in funzione il nuovo presidio ospedaliero di 2° livello a Muraglia che rappresenterà, per tutta la Provincia di Pesaro e Urbino, un’eccellenza pari a quella che oggi, nelle Marche, offre soltanto Torrette di Ancona. Da qui il titolo dell’incontro: una sanità di qualità vicina al cittadino, oggi e domani. 

Il Protocollo, distribuito ai partecipanti dell’assemblea, è stato illustrato dal Segretario Ignazio Pucci, dal Capogruppo Alberto Bacchiocchi, dal Vice Presidente del Consiglio regionale Renato Claudio Minardi. L’iniziativa è stata presentata dal Presidente del Consiglio comunale Rosetta Fulvi e ha visto intervenire anche il Sindaco Massimo Seri.

L’accordo prevede anche 20 milioni di euro al Comune di Fano per realizzare le infrastrutture viarie in direzione Pesaro, una Residenza Sanitaria Assistita di 80 posti letto (mai esistiti nella nostra città), una clinica privata convenzionata a Chiaruccia, complementare alla sanità pubblica per recuperare la mobilità passiva data da coloro che si curano fuori regione. Inoltre, il Protocollo consentirà anche l’avvio del progetto CIVES con alloggi di housing sociale a Gimarra e una piscina moderna e funzionale a disposizione della comunità che la aspetta da tanti anni.

Interventi di grande rilievo che in pochi anni daranno un volto nuovo a questo territorio con risposte importanti ai cittadini in termini di qualità della vita, non solo per la tutela della salute, ma anche per l’economia e la socialità. Risultati che sono frutto di un lavoro serio del nostro partito, del nostro gruppo in Consiglio comunale e del nostro rappresentante in Consiglio regionale Minardi che ha svolto con tenacia ed equilibrio un ruolo fondamentale, insieme al Presidente Ceriscioli, per tutelare le esigenze di Fano in un quadro regionale.

Gostoli (Pd) replica alla Cgil: “Nelle Marche le politiche sociali sono al centro dell’azione di governo”

PESARO – “Prima di tutto il sociale. E la Regione Marche in questi anni lo ha dimostrato con i fatti; politiche sociali al centro dell’azione della Giunta Regionale”. Giovanni Gostoli, segretario provinciale Pd Pesaro e Urbino risponde con una nota alle critiche della segretaria provinciale della Cgil, Simona Ricci (rileggi qui precedente articolo Pu24). “L’inizio della legislatura si è concentrata proprio sui fondi del sociale che la Regione non era più riuscita a garantire nella precedente legislatura. Nei primi mesi di mandato la giunta Ceriscioli aveva ripristinato in toto i fondi del capitolo di bilancio.

Oggi la preoccupazione, invece, è sulle intenzioni future del neo governo Conte – precisa Gostoli – una questione non marginale che forse sottovaluta il sindacato. I Presidenti di Regione, il 21 giugno scorso, hanno presentato un documento nel quale si chiedeva conto al governo che fine avessero fatto i 263.267.106,00 euro del Fondo Nazionale per le politiche sociali; i 432.606.660 euro del Fondo per le non autosufficienze; i 51.100.000 euro del fondo per il Dopo di Noi e dei 4.427.262,58 euro del Fondo famiglia. Ad oggi non è arrivata nessuna risposta”.

E aggiunge: “Le uniche certezze sono i fondi per la Lotta alla Povertà che il precedente governo Gentiloni aveva garantito con un decreto dell’ex ministro del lavoro e delle politiche sociali per l’anno 2018 legandolo ai livelli essenziali sociali (Liveas) che porteranno nella nostra Regione una disponibilità nuova e aggiuntiva di oltre 5 milioni e mezzo di euro da trasferire agli ambiti territoriali sociali per il raggiungimento di livelli uniformi di servizi su tutto il territorio regionale”.

“Le considerazioni a carattere finanziario riportate sul comunicato della Cgil sono incomplete e devono essere interpretate all’interno di una situazione più puntuale di ciò che è avvenuto negli anni passati – prosegue Gostoli – L’impegno nel recupero del taglio degli anni passati ha visto la Regione impegnata in un sostanziale spostamento dei fondi del SSR sul versante territoriale incrementando in modo particolare le politiche di sostegno ai cittadini disabili. Alcuni dati: il finanziamento ai Centro socio-educativi-riabilitativi è passato da circa 6 milioni di fondi regionali agli attuali 8 milioni di fondi Lea; il finanziamento dei servizi della l.r. 18/1996 sono stati quasi raddoppiati passando dai 6 ai 12 milioni di euro trasferiti ai comuni per il co-finanziamento di servizi di educativa scolastica e domiciliare e per tirocini di inclusione lavorativa; sono stati raddoppiati anche i fondi per la Vita indipendente passando dai 600 mila euro ad un milione e duecento mila euro, cosa questa che ci ha permesso di soddisfare, nell’anno 2018, tutte le richieste pervenute e di approvare una specifica legge regionale in materia. A parità di finanziamento sono rimaste le comunità socio-educative-riabilitative finanziate per quasi 6 milioni di euro e i servizi di sollievo per le persone con patologie psichiatriche. Interventi importanti che costituiscono quasi il 50% dell’intero bilancio in capo alle politiche sociali comprensive anche degli interventi per i disabili gravissimi e per i disabili sensoriali quantificabili in circa 46 milioni su un bilancio annuale di oltre 83 milioni di euro.

I fondi europei hanno costituito un valore aggiunto importante prevedendo, per la prima volta nella programmazione europea FSE, una specifica linea per le politiche di inclusione sociale che porterà al territorio regionale oltre 40 milioni di euro nel corso del settennio di programmazione (2014-2020) e che abbiamo interamente trasferito agli ATS per il potenziamento del personale e per il pagamento delle indennità dei tirocini di inclusione sociale per persone in situazione di povertà.

In tutto questo abbiamo cercato anche di dare elementi di tenuta al bilancio regionale sulle politiche sociali; in particolare abbiamo garantito una disponibilità incrementale dei fondo per la non autosufficienza mettendo in bilancio in questi anni una disponibilità di oltre 3 milioni e mezzo all’anno di euro per Sad e assegni di cura per anziani.

Condivisibile invece l’invito fatto ai comuni di mettere di proprio ripensando il proprio bilancio in funzione della situazione economica complessiva nazionale che sta mettendo in seria difficoltà il sistema di welfare – conclude il segretario provinciale Giovanni Gostoli – Non aspettarsi tutto e solo dalla Regione, ma rivedere il proprio bilancio in funzione di una programmazione finanziaria sociale – la cui competenza è primariamente in capo ai comuni – che deve fare i conti con alcuni settori con forte capacità di tenuta e altri più fragili e maggiormente colpiti da tagli nazionali non recuperabili con fondi europei o sanitari. Si tratta di fare un patto tra Regione e Comuni – sostiene Gostoli – affinché i comuni recuperino centralità gestionale dei servizi rafforzando l’organizzazione istituzionale degli ATS con il supporto regionale non solo in termini finanziari, ma anche programmatori, regolamentari e infine normativi.”

Dl Terremoto, il Pd marchigiano durissimo contro il governo M5S-Lega

Dl Terremoto, il Pd marchigiano durissimo contro il governo M5S-Lega: "Clamoroso fallimento alla prima prova dei fatti, terremotati usati per la campagna elettorale e poi abbandonati". Articolo di Informazione.tv: http://www.informazione.tv/it/Politica/art/77720-dl-terremoto-il-pd-marchigiano-durissimo-contro-il-governo-m5s-lega-clamoroso-fallimento-alla-prima-prova-dei-fatti-terremotati-usati-per-la-campagna-elettorale-e-poi-abbandonati/

"È molto importante che il Pd, dopo l’approvazione del dl sul sisma, si compatti in tutte le sue articolazioni per fare il punto – spiega il presidente della regione Marche Luca Ceriscioli –. Il primo segnale del Governo del cambiamento sul tema del terremoto è stato negativo. Nessun cenno alle risorse che verranno messe a disposizione. Al Parlamento non è stato permesso neanche di discutere gli emendamenti presentati".

Accanto al Governatore tutto lo “stato maggiore” del partito regionale, i consiglieri regionali, con il capogruppo Fabio Urbinati, la Giunta, i tre parlamentari Alessia Morani, Francesco Verducci e Mario Morgoni e Matteo Terrani, segretario di federazione del Pd di Ascoli Piceno.
«Quello che stupisce – riprende Ceriscioli – è che non siano stati approvati emendamenti che non necessitano di copertura o per cui questa era già prevista. L'atteggiamento è di rimandare di 6/7 mesi i temi importanti. Ci si aspettava un segnale più forte e netto sul sisma da questo governo, considerate le promesse espresse in campagna elettorale. L'emblema è l'emendamento Whirlpool, appoggiato da tutti i sindaci e accolto solo parzialmente benché già con copertura economica. Ci sono 130 famiglie nel cuore del cratere che potevano avere una risposta che li mettesse al riparo dai licenziamenti, mentre oggi hanno lo strumento degli ammortizzatori solo per 6 mesi. Nessuna risposta anche per gli organici scolastici, problema da noi più volte sollevato in più sedi. Mancano all'appello 200 insegnanti, una questione cruciale per la rinascita dei territori del sisma. Su questo tema in particolare è difficile dire che le risposte si daranno con la Finanziaria, perché le scuole sono già aperte a settembre. Infine c'è preoccupazione per le risorse. Lo scorso governo ci ha garantito oltre 10 miliardi di euro che speriamo non vengano dirottati su altre politiche care al governo Lega-5 Stelle. Speriamo di essere smentiti con il prossimo provvedimento legislativo e speriamo di essere cattivi profeti nel dire che in futuro ci toglieranno le risorse".


"Il Governo alla prima prova dei fatti ha clamorosamente fallito – aggiunge il deputato Mario Morgoni – il provvedimento emesso nelle ultime ore di vita dell'Esecutivo Gentiloni ha visto una serie di correzioni importanti grazie al Pd al Senato. Il primo passaggio non è farina del sacco di Lega-M5S. Alla Camera, nonostante gli impegni assunti, nei confronti degli oltre 200 emendamenti c'è stato un atteggiamento di netta chiusura: mancanza di capacità e volontà, dilettantismo stucchevole che non ha consentito di affrontare serenamente la dialettica parlamentare. Abbiamo assistito a una sceneggiata perché un governo serio non può mettere la fiducia e impedire al dibattito parlamentare di produrre esiti normativi. Non abbiamo potuto ottenere alcun risultato se non far prendere qualche impegno al viceministro Castelli".

"Hanno usato i terremotati  in campagna elettorale e poi li hanno abbandonati – afferma la deputata Alessia Morani – mancano risorse per rinnovare 700 contratti a tempo determinato essenziali per la ricostruzione. Non è un argomento di lana caprina, ma riguarda soprattutto la possibilità di ripartenza di questi territori: è impossibile evadere le pratiche senza quel personale. Questo è un altro tema non derogabile. In Parlamento noi non abbiamo fatto ostruzionismo, ma abbiamo chiesto conto di alcune misure che non tornavano. Abbiamo chiesto la riduzione al 40% delle tasse dei cittadini del cratere e la restituzione in 120 rate anziché in 60. Il Governo, invece, ha annunciato il condono fiscale per tutti ma questo non aiuta i terremotati. Nel decreto poi non c'è niente per i Comuni. Il Governo non ha messo un euro per il cratere, non sono state stanziate nuove risorse. Siamo riusciti a fare approvare un odg per dare i risparmi della Camera alle zone terremotate. Nessun soldo dei tagli dei vitalizi andrà ai terremotati: restano solo sulla carta perché per 3 anni quei 40 mln rimarranno bloccati".

Ad intervenire anche il senatore Francesco Verducci, che ha lanciato il "massimo allarme sulla questione terremoto. Dopo che il sisma è stato la priorità per i Governi Renzi e Gentiloni, ora rischia di scivolare in secondo piano. Non lo permetteremo. In questi due anni – prosegue Verducci –, grazie all’impegno dei sindaci, delle forze sociali, della Regione e dei parlamentari abbiamo creato un sistema di protezione per i cittadini, per il lavoro e le imprese. Un sistema che rischia di essere smontato. La ricostruzione non si vince in queste zone senza piano per il lavoro per i prossimi 50 anni. La Lega ed il Movimento 5 Stelle hanno preso i voti e poi sono scappati".
Verducci torna poi sul caso Whirlpool. "Un esempio di sciacallaggio a piene mani. Siamo riusciti in Parlamento ad ottenere una proroga degli ammortizzatori sociali a 6 mesi, pur avendola chiesta per 24, ma la Whirlpool vivrà se il Governo ed il ministro allo Sviluppo economico inizieranno a prendere sul serio la questione. Invece il tavolo del 6 luglio scorso è saltato e ancora non si conosce la nuova data dell’incontro. Una cosa inaccettabile".

A concludere la serie di interventi, il capogruppo in Consiglio regionale, Fabio Urbinati. "Il giorno dopo il 4 marzo abbiamo dichiarato, insieme al presidente Ceriscioli, che qualunque Governo si fosse formato avremmo vigilato sulle politiche relative al terremoto. I nostri timori sull’assenza nel contratto di Governo dei temi del  sisma e della ricostruzione, relegati in 702 battute comprese gli spazi, hanno trovato conferma nei primi atti di questo Esecutivo al riguardo. Io mi rivolgo ai parlamentari di maggioranza della Regione Marche, dei quali non ho ancora sentito le voci, affinché portino avanti le prerogative di questi territori che li hanno eletti. Sul caso Whirlpool, nel cuore del cratere, la loro assenza ed il loro silenzio è evidente. Voglio sottolineare che il lavoro e la scuola sono le vie attraverso le quali passa la ricostruzione".

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