I Millennials Pd lanciano il Gostoli-bis

La lettera di una trentina di giovani ventenni, di ogni parte della provincia, che lanciano un appello per la ricandidatura al congresso provinciale di Giovanni Gostoli.

Siamo semplici iscritti al partito democratico, dirigenti di partito, segretari di circolo, consiglieri comunali, amministratori, giovani democratici. Siamo ragazzi e ragazze nati negli anni ‘90.

Alcuni di noi conservano in un cassetto la prima tessera della sinistra giovanile o molti altri dei giovani democratici, qualcuno quella di altri partiti, molti provengono dal mondo dell’associazionismo, alcuni ricordano la prima tessera del neonato partito democratico, altri si sono iscritti al PD solo quest’anno.

Siamo parte di quella che i mezzi di informazione chiamano la Generazione Millennials, la generazione cresciuta con l’avvento delle nuove tecnologie, figli di un benessere sconosciuto ai nostri nonni, figli di un mondo che sembrava poter andare solo per il meglio con l’abbattimento dei muri verso una nuova libertà.

Siamo quelli cresciuti sentendoci dire che se hai un sogno da realizzare, allora è meglio emigrare all’estero perché questo non è un paese per giovani, che dalla politica è meglio starsene lontani perché i più rubano o sono poco di buono. Abbiamo fatto tutti una scelta, non facile e spesso non capita fino in fondo da troppi nostri coetanei, quella di reagire al senso di paura e rassegnazione che ci circonda.

Abbiamo voluto raccogliere la sfida di metterci in gioco, convinti del fatto che senza impegnarsi in prima persona le cose non sarebbero mai potute cambiare per il meglio.

Abbiamo deciso di avvicinarci al partito democratico non ben sicuri di quello che avremmo trovato, e quello che abbiamo scoperto è qualcosa ai giorni d’oggi di sempre più raro e prezioso, il senso di essere comunità. Solo allora abbiamo appreso che la politica in una democrazia, nel linguaggio comune sempre più sinonimo di scontro e di rissa, nella sua essenza più profonda è proprio il riuscire ad essere comunità.

Un concetto difficile da immaginare per chi non lo ha mai vissuto, eppure crediamo irrinunciabile se l’intento è quello di mettersi in gioco per risolvere i problemi e provare a costruire un futuro migliore. Come diceva Don Milani “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne da soli è l’avarizia, sortirne insieme è la politica”.

Una comunità è quello che abbiamo trovato all’interno del Partito Democratico della provincia di Pesaro-Urbino. Una generazione è quello che invece abbiamo l’ambizione di voler rappresentare. Abbiamo deciso di provare a farlo impegnandoci nel partito democratico e con la sua gente, un partito vivo e radicato nei territori, come dimostrano la grande partecipazione alle primarie dello scorso aprile e soprattutto le tante feste de l’unità in giro per la provincia che vivono grazie alla passione di tantissimi volontari.

Un partito che attraverso i suoi circoli promuove attività culturali e di ascolto, che amministra tanti comuni esprimendo numerosi tra giovani e giovanissimi in ruoli di grande responsabilità. Un partito che ha dimostrato di sapersi rinnovare, a partire dalle elezioni del 2013 che ci hanno consegnato il parlamento più giovane della repubblica, al rinnovamento della classe dirigente a livello Regionale. In questa prospettiva non abbiamo intenzione di tirarci indietro, ma vogliamo dare il nostro contributo pronti ad assumerci tutte le responsabilità.

Il prossimo congresso provinciale è alle porte e tantissime sono le sfide che ci attendono, a partire dalle amministrative del 2019 dove tanti saranno i comuni che andranno al voto.

Di fronte a queste crediamo che la prima responsabilità sia quella di lavorare per unire e non per dividere, continuando un percorso all’insegna del rinnovamento e della condivisione di buone pratiche, che ci permetta di fare fronte comune davanti a tutte le difficoltà della crisi economica, una crisi che ha colpito duramente il nostro sistema produttivo e l’equilibrio sociale, difficoltà ancora attuali nonostante i segnali incoraggianti di ripresa.

Riteniamo serva continuare un percorso che ci ha fatto tornare ad essere la prima forza politica sul territorio provinciale, lo stesso che ha permesso a tanti giovani di mettersi in gioco, non come semplici volti di comodo in campagne elettorali ma dando davvero loro la possibilità di crescere e di formarsi grazie alle diverse iniziative di formazione che hanno coinvolto tanti di noi, facendo crescere il numero dei volti giovani dentro la nostra comunità a partire dalla sua giovanile, i Giovani Democratici.

Infine l’ambizione più grande è quella di provare a rappresentare un modello per le marche e per l’intero territorio nazionale e siamo convinti di essere sulla strada giusta.

Per questo desideriamo ringraziare il segretario provinciale del PD Giovanni Gostoli per il ruolo svolto in questi anni non semplici, per la cura avuta dei territori, dalle aree interne alla costa, e per la sensibilità verso le nuove generazioni. Un giovane che ha dimostrato capacità, passione e che come noi pensa che per fare il Pd bisogna fare squadra. Cresciuto nella sinistra giovanile, sotto la bandiera dell'Ulivo, si è impegnato alla costruzione del Partito democratico che oggi per molti di noi è la prima casa. Per le tante cose fatte insieme e per quelle ancora da fare crediamo quindi che la cosa migliore per l'intera comunità e il nostro territorio sia quella proseguire con il cammino intrapreso, e data inoltre la generosità e la disponibilità dimostrata, vediamo in Giovanni la persona in assoluto più adatta per continuare affrontare insieme e ancora più uniti come PD di Pesaro-Urbino le numerose sfide che ci attendono per i prossimi 4 anni.

Primi Firmatari:
Giovanni Monaldi
Timoteo Tiberi
Attilio Montanari
Gianluca Vichi
David Piccinini
Massimo Monda
Marco Montesi
Alessandra Amatori
Francesco Monaldi
Giovanni Eusebi
Maria Sperindei
Andrea Salvatori
Antonio Carino
Samuele Mancini
Othmane Yassine
Elisa De Scisciolo
Lorenzo Marinucci
Yari Rifugio
Francesco Delbianco
Gianluca Longhi
Giovanni Ventura
Yvonne Mendy
Paolo Pietropoli
Marco Gorgolini
Marta Monoscalco
Matteo Gennari
Micheal Musto
Andrea Orazi 
Adele Tangucci
Mattia Messina
Nicholas Blasi
Alberto Guidi
Sara Bompadre
Alberto Altieri

 

 

Le cose fatte nei Mille Giorni per mamma e babbi

Le cose concrete fatte per le mamme e babbi nei Mille Giorni. Tante, ma ancora tanto c'è da fare. Avanti, insieme.



Congedi e indennità.

Il congedo parentale è ora utilizzabile in un arco di tempo più lungo: fino agli 8 anni dei bambini quello pagato al 30% e fino ai 12 quello non retribuito. Può essere utilizzato anche frazionandolo in singole ore e il preavviso per la richiesta è passato da 15 a 5 giorni. L’indennità di maternità è stata estesa alle lavoratrici iscritte alla gestione separata dell’Inps e garantita anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro (Jobs act Decreto legislativo n. 80 del 2015)

La legge n. 232 del 2016 ha prorogato, per il padre lavoratore dipendente, il congedo obbligatorio pari a due giorni, anche per il 2017, aumentando per l’anno 2018 la durata del congedo a quattro giorni, con l’astensione di un ulteriore giorno in più di congedo facoltativo, in accordo con la madre e in sua sostituzione.

Dimissioni “in bianco”.

E’ in atto una nuova procedura telematica per le dimissioni volontarie con un codice identificativo progressivo, una data di trasmissione e una scadenza. In questo modo si mette definitivamente fine all’odiosa pratica delle finte dimissioni fatte firmare soprattutto alle giovani donne al momento dell’assunzione e utilizzate poi di fronte a una gravidanza, al matrimonio, etc. Con la nuova procedura si previene l’abuso. Sono comunque previste multe fino a 30.000 euro per il datore di lavoro che alteri i dati. (Jobs act Decreto legislativo n. 151 del 2015)

Voucher baby sitting.

Dal 2017 sono previsti 600 euro al mese, per sei mesi, per pagare baby sitter o asilo nido per le mamme lavoratrici dipendenti o parasubordinate che tornano al lavoro dopo la maternità da usufruire al posto del congedo facoltativo. La sperimentazione del voucher è in atto anche per le lavoratrici autonome ma per tre mesi. Saranno le mamme a scegliere se il contributo servirà per pagare le spese della retta dell’asilo nido, pubblico o privato, oppure per avvalersi dell’aiuto di una baby sitter. (Legge n. 208 del 2015). Con la legge n. 232 del 2016 sono stati riconfermati i voucher baby sitter con più risorse previste per il 2017.

Bonus bebè.

Sono previsti 960 euro l’anno che spettano alle famiglie o singole mamme, sia lavoratrici che disoccupate, per i bambini nati o adottati tra il 2015 e il 2017. Il contributo è distribuito in base al reddito e viene erogato nei primi tre anni di vita del bambino. (Legge n. 190 del 2014). Dal 1° gennaio 2017, una futura madre potrà, al compimento del settimo mese di gravidanza o all’atto dell’adozione, chiedere all’Inps un premio di 800 euro, corrisposto in un’unica soluzione (Legge n. 232 del 2016).

Bonus asili nido.

A partire dall’anno 2017, ai nati a decorrere dal 1° gennaio 2016, per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati, nonché per l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in favore dei bambini al di sotto dei tre anni, affetti da gravi patologie croniche, è attribuito un buono di 1.000 euro su base annua e parametrato a undici mensilità (Legge n. 232 del 2016).

Sostegno alla natalità.

E’ stato istituito presso la presidenza del Consiglio dei Ministri un Fondo di sostegno alla natalità, volto a favorire l’accesso al credito delle famiglie con uno o più gli, nati o adottati, a decorrere dal 1° gennaio 2017, mediante il rilascio di garanzie dirette, anche fideiussorie, alle banche e agli intermediari finanziari (Legge n. 232 del 2016).

Maggiore chiarezza per i neo-genitori.

Per garantire il diritto dei neogenitori ad essere informati su tutte le misure a loro favore è stata introdotta la possibilità, tramite un codice personalizzato - consegnato all’anagrafe al momento della denuncia della nascita – di accedere a una banca dati Inps, che conterrà tutte le misure, nazionali e regionali, previste: congedi, voucher,bonus bebè, etc. (Legge delega n. 124 del 2015).

Welfare aziendale.

I lavoratori e le lavoratrici che guadagnano fino a 50.000 euro annui potranno beneficiare di una tassazione ridotta al 10% sui premi di risultato fino a 2.000 euro, oppure di una cifra equivalente in ticket cartacei o elettronici, su cui non verrà applicata alcuna tassazione, utilizzabili presso fornitori di servizi accreditati (per esempio asili nido o servizi di assistenza agli anziani) (Legge n. 208 del 2015). A partire dal 2017 l’importo massimo dei “premi di produttività”, nonché delle somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa, a favore dei lavoratori dipendenti privati che beneficiano della tassazione al 10% passa da 2 mila a 3 mila euro e può arrivare fino a 4 mila in caso di coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione del lavoro (rispetto ai 2.500 euro di oggi). Viene inoltre ampliata la platea dei beneficiari: sale da 50 mila a 80 mila euro lordi annui il limite di reddito da lavoro dipendente per avere diritto alla tassazione agevolata dei premi (Legge n. 232 del 2016).

La maternità non è un’assenza.

E’ stato riconosciuto il congedo obbligatorio di maternità come periodo che concorre per il calcolo del premio di produttività aziendale. I 5 mesi di congedo di maternità erano infatti considerati dalle aziende un’assenza e quindi la neo-mamma perdeva spesso la possibilità di partecipare, come i suoi colleghi uomini, all’assegnazione del premio di produttività (Legge n. 208 del 2015).

Maternità e riscatto di laurea.

E’ stata introdotta la possibilità di cumulare il riscatto del periodo di laurea con il riscatto dei congedi parentali fuori dal rapporto di lavoro (Legge n. 208 del 2015).

La legge sugli Ecoreati voluta del Pd inizia a dare i frutti

I numeri del rapporto Ecomafia di Legambiente dicono che nel 2016 gli arresti per i reati ambientali sono cresciuti del 20% mentre i reati sono scesi del 7% Realacci: la legge sugli ecoreati fa onore all’Italia e rappresenta un unicum in Europa.

“La legge sugli ecoreati fa onore all’Italia e rappresenta un unicum in Europa. Una norma nata da un testo unificato a partire da una mia proposta (A.C. 342) a cui si sono aggiunte quelle analoghe dei colleghi Micillo (M5S – AC 957) e Pellegrino (Si Sel Possibile – AC 1814) e dalla storica battaglia di Legambiente”. Lo scrive su Facebook Ermete Realacci, deputato Pd e presidente della Commissione Ambiente della Camera, in occasione della presentazione del Rapporto Ecomafia 2017 di Legambiente.

“Questa legge fondamentale per il Paese sta funzionando bene e comincia a dare i primi frutti – osserva Realacci – i numeri del rapporto #Ecomafia di #Legambiente dicono che nel 2016 gli arresti per i reati ambientali sono cresciuti del 20% mentre i reati sono scesi del 7%, arrivando a quota 25.889. Il segnale al Paese contro l’illegalità è arrivato forte e chiaro. Un risultato che non ci deve far abbassare la guardia vista la gravità e l’impatto ambientale, economico e sociale degli ecoreati. L’illegalità in campo ambientale e le ecomafie possono essere battute da un’alleanza tra istituzioni, società civile, buona politica ed economia pulita. È importante procede su questa strada dando piena applicazione alla legge di riforma delle agenzie ambientali e semplificando le norme per chi percorre la via della green economy e dell’economia circolare”.

“In questo senso mi auguro venga approvata quanto prima la mia proposta di legge che vieta l’uso delle microplastiche nei cosmetici. L’inquinamento marino da plastica e microplastiche è infatti uno più pericolosi e frequenti per mari e oceani del pianeta. La legge, che a partire dal 1° gennaio 2020 proibisce la produzione e la messa in commercio di cosmetici contenenti microplastiche, è stata approvata all’unanimità lo scorso 26 ottobre dalla Camera ed è da allora all’esame del Senato. Un testo fortemente voluto da molte associazioni a cominciare da MareVivo e Legambiente”, conclude Realacci.

comunicato stampa
Legambiente presenta Ecomafia 2017, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia

Nel 2016 sono stati 25.889 i reati ambientali accertati su tutto il territorio nazionale, 71 al giorno, circa 3 ogni ora. Arrivano i primi effetti della legge sugli ecoreati: crescono del 20% gli arresti e diminuiscono del 7% gli illeciti. In tutta la Penisola dilaga la corruzione, l’altra faccia delle ecomafie, con la Lombardia e il Lazio le regioni più colpite. Calano i reati contro gli animali, quelli relativi al ciclo illegale del cemento, mentre aumentano quelli del ciclo illegale dei rifiuti e gli incendi che hanno mandato in fumo più di 27.000 ettari. Sul fronte abusivismo, sono 17mila le nuove costruzioni fuorilegge. Resta la morsa dell'ecomafia nel Mezzogiorno. La Campania in testa alla classifica regionale degli illeciti. Il Lazio è sempre la prima regione del centro Italia, la Liguria è la prima del Nord. In flessione i dati sul business (- 32%): crollano gli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa ma diminuiscono anche i fatturati delle attività illegali

Nella lotta contro le ecomafie e i ladri del futuro si sta percorrendo la giusta strada. A soli due anni dall’entrata in vigore della legge sugli ecoreati, nel complesso diminuiscono gli illeciti ambientali e il fatturato delle attività criminali contro l’ambiente. Un trend positivo, che lascia ben sperare. Nel 2016 i reati ambientali accertati delle forze dell’ordine e dalla Capitaneria di porto sono passati da 27.745 del 2015 a 25.889 nel 2016, con una flessione del 7%. Per dirla in altro modo, si tratta di 71 al giorno, circa 3 ogni ora. Cresce, invece, il numero degli arresti 225 (contro i 188 del 2015), di denunce 28.818 (a fronte delle 24.623 della precedente edizione di Ecomafia) e di sequestri 7.277 (nel 2015 erano stati 7.055), a testimoniare una sempre maggiore efficacia dell’azione investigativa e repressiva. Inoltre nel 2016 il fatturato delle ecomafie scende a 13 miliardi registrando un - 32% rispetto allo scorso anno, dovuto soprattutto alla riduzione della spesa pubblica per opere infrastrutturali nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso e al lento ridimensionamento del mercato illegale. 
Nonostante il trend positivo che indica una inversione di tendenza rispetto agli anni passati, sono ancora tanti problemi da affrontare a partire dal fenomeno della corruzione, che continua a dilagare in tutta la Penisola, la questione dell’abusivismo edilizio con 17mila nuovi immobili abusivi nel 2016, il ciclo illegale dei rifiuti in crescita. In questo quadro, fatto di luce e ombre, diminuisce complessivamente in percentuale il peso delle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso, che passa dal 48% del 2015 al 44% del 2016, anche se si confermano ai primi posti nella classifica per numero di illeciti ambientali: in vetta la Campania con 3.728 illeciti, davanti a Sicilia (3.084), Puglia (2.339) e Calabria (2.303). La Liguria resta la prima regione del Nord, il Lazio quella del Centro. Su scala provinciale, quella di Napoli è stabilmente la più colpita con 1.361 infrazioni, seguita da Salerno (963), Roma (820), Cosenza (816) e Palermo (811). 

È quanto emerge in sintesi da Ecomafia 2017 di Legambiente, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat e Novamont, e presentato oggi a Roma alla Camera e Deputati. Un volume che raccoglie i numeri delle illegalità ambientali, quattro nuovi approfondimenti (dedicati allo sfruttamento degli animali da reddito, al mercato degli shopper illegali, all’allarme delle illegalità nei parchi e alle navi dei veleni) e una serie di best practises promosse da Legambiente; ma soprattutto anche per questa edizione Ecomafia 2017 fa il punto sui risultati che si stanno ottenendo in maniera sempre più sistematica grazie alla legge sugli ecoreati. 
Il combinato disposto del calo di illeciti e dell’aumento di arresti e denunce è merito dei più efficaci strumenti investigativi grazie al rinnovato impianto legislativo che nel 2015 ha inserito nel codice penale i delitti ambientali (legge 68/2015). A fronte di 1.215 controlli, nel 2016 la legge 68/2015 ha consentito di sanzionare 574 ecoreati, più di uno e mezzo al giorno, denunciare 971 persone e 43 aziende, sequestrare 133 beni per un valore di circa 15 milioni di euro con l’emissione di 18 ordinanze di custodia cautelare. Sul totale, 173 ecoreati hanno riguardato specificamente i nuovi delitti (pari al 30% del totale) mentre sono 401 (pari al restante 70%) i casi di applicazione del meccanismo di estinzione dei reati contravvenzionali minori (secondo quanto previsto dalla parte Sesta bis del Dlgs 152/2006). In particolare, sono 143 i casi di inquinamento ambientale, 13 di disastro ambientale, 6 di impedimento di controllo, 5 i delitti colposi contro l’ambiente, 3 quelli di omessa bonifica e 3 i casi di aggravanti per morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale; la Campania si conferma la prima regione, con 70 ecoreati contestati. Sono 41 i procedimenti giudiziari che nel 2015 si sono conclusi con condanne di primo grado grazie alla nuova legge, mediante patteggiamenti e riqualificazione di reati contestati precedentemente sotto altro titolo.

Alla presentazione del Rapporto Ecomafia, moderata e introdotta rispettivamente dal giornalista Enrico Fontana, direttore de La Nuova Ecologia, e da Stefano Ciafani, Direttore generale di Legambiente hanno partecipato: Rossella Muroni, Presidente di Legambiente, Andrea Orlando, Ministro della Giustizia,  Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, Donatella Ferranti, Presidente Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, Salvatore Micillo, Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, Luigi Gaetti, Vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, Roberto Pennisi, magistrato Direzione nazionale antimafia, l’Avvocato David Zanforlini, Presidente Centro azione giuridica di Legambiente, Giancarlo Morandi, Presidente Cobat – Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, Stefano Mambretti, Market Developer Waste management Novamont. 

“Quest’anno il Rapporto Ecomafia - dichiara Rossella Muroni, Presidente nazionale di Legambiente – ci restituisce una fotografia che non ha solo tinte fosche, come nelle scorse edizioni, ma anche colori di speranza grazie anche alla legge che ha introdotto nel codice penale i delitti ambientali e che ha contributo a renderci un paese normale, dove chi inquina finalmente paga per quello che ha fatto. Ora è importante proseguire su questa strada non fermandosi ai primi risultati ottenuti, ma andando avanti investendo maggiori risorse soprattutto sulla formazione degli operatori proposti ai controlli e dando gambe forti alle Agenzie regionale di protezione ambientale, che stanno ancora aspettando l’approvazione dei decreti attuativi, previsti dalla recente riforma del sistema delle Agenzie, da parte del ministero dell’Ambiente e della Presidenza del Consiglio dei ministri”. 

Dati - Tornando ai dati di Ecomafia 2017, la corruzione continua ad essere un fenomeno dilagante nel Paese. Nell’ultimo anno e mezzo Legambiente ha censito ben 76 inchieste in cui le attività illecite in campo ambientale si sono intrecciate con vicende corruttive. Queste inchieste hanno comportato l’arresto di 320 persone e la denuncia di altre 820, coinvolgendo 14 regioni. Nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, se ne sono contate 31, più o meno il 41%. Negli ultimi 6 anni, dal 2010 al 2016, le inchieste degne di rilievo e censite per questo lavoro sono state 352: le due regioni più colpite sono il Lazio (49) e la Lombardia (44), davanti alla Campania, alla Sicilia, alla Calabria e alla Puglia. 
Tra gli altri dati raccolti da Ecomafia 2017, calano i reati del ciclo illegale del cemento. Gli illeciti contestati nell’ultimo anno sono stati 4.426, in media più di 12 al giorno, con una flessione del 10% circa rispetto al 2015. Nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa se ne sono stati contati 1831, circa il 41% sul totale nazionale. 
In diminuzione anche i reati contro gli animali e quelli delle archeomafie. Nel 2016 sono stati 5.942 gli illeciti contro gli animali, rispetto agli 8.358 del 2015. Bracconaggio, commercio illegale di specie protette, abigeato, allevamenti illegali, macellazioni in nero, pesca di frodo, combattimenti clandestini e maltrattamenti sono solo alcuni dei delitti più diffusi ai danni degli animali d’affezione e/o di reddito. Per quanto riguarda l’archeomafia, si è registrato una diminuzione dei furti del 7,9%. Le persone denunciate sono state 1.141 (erano 1.355) e quelle arrestate 37 (contro le 49 del 2015). Il totale dei pezzi sequestrati ammonta a 97.426, tra reperti archeologici, dipinti, libri antichi e monete preziose. Lazio e Toscana, rispettivamente con 80 e 79 furti, guidano la classifica delle regioni con il maggiore numero di ruberie e, insieme, raggiungono il 28% del totale nazionale. 

Poco rassicuranti, invece, i dati sull’abusivismo edilizio, il ciclo illegale dei rifiuti, gli incendi e le agromafie. Anche nel 2016 il cemento selvaggio la fa da padrone. Secondo le stime del Cresme, gli immobili fuori legge costruiti sarebbero ben 17mila. 
In aumento i reati contestati nella gestione dei rifiuti, nel 2016 sono stati 5.722 con una crescita di quasi il 12%, le persone denunciate (+18,55), quasi 16 al giorno, gli arresti 118 (+40%) e i sequestri 2202. Per quanto riguarda le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti, secondo quanto disciplinato dall’articolo 260 del d.lgs. 152/2006, al 31 maggio 2017 le inchieste sono diventate 346, con 1649 ordinanze di custodia cautelare, 7.976 denunce e il coinvolgimento di 914 aziende. I paesi esteri coinvolti sono saliti a 37 (15 europei, 8 asiatici e 13 africani e uno americano). Sommando i sequestri effettuati nell’ultimo anno e mezzo, e solo nell’ambito di 29 inchieste monitorate, le tonnellate bloccate sono state più di 756.000. Un quantitativo di rifiuti tale che per trasportarlo servirebbero 30.240 tir, che messi in fila coprirebbero la stessa strada che da Roma arriva a Modena. 
Sul fronte incendi, il 2016 è stato segnato da 4.635 roghi che hanno mandato in fumo 27mila ettari. Le persone denunciate, tra piromani, ecocriminali ed ecomafiosi sono stati 322, mentre quelle denunciate 14. 
La criminalità continua, inoltre, a puntare sul settore dell’agroalimentare: nel corso del 2016 ci sono stati 33.000 illeciti amministrativi e più di 7.000 illeciti penali, portando alla denuncia di oltre 18.000 soggetti. Sono state più di mille le strutture chiuse o sequestrate, bloccando la vendita di 83,6 milioni di Kg/litri di merce, per un valore complessivo di oltre 703 milioni di euro, in netta crescita rispetto al 2015 quando si era attestato a circa 586 milioni. Il numero più alto di infrazioni penali riguarda i prodotti ittici (pesce in genere, crostacei, novellame, molluschi, datteri fresco, refrigerato e congelato), con ben 10.735 illeciti amministrativi e penali accertati. Anche i vini e gli alcolici hanno impegnato particolarmente le autorità di controllo, portando a 3.411 illeciti, 2.816 denunce e 321 sequestri. 

“Per contrastare le illegalità ambientali - dichiara Stefano Ciafani Direttore generale di Legambiente - è fondamentale che siano approvate quelle norme che mancano ancora all’appello a partire da una legge che semplifichi l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive. Servono anche norme che prevedano i delitti contro la flora e la fauna protette, pene più severe contro le archeomafie e anche l’accesso gratuito alla giustizia alle associazioni.  L’Italia dimostri con fatti concreti di voler investire e puntare davvero sull’economia civile per contrastare quella ecocriminale e per promuovere un’economia sostenibile e innovativa fondata sul pieno rispetto della legalità, sui principi della solidarietà, capace di creare lavoro e contribuire alla custodia dei patrimoni del nostro Paese”. 

Il volume quest’anno raccoglie anche quattro nuovi approfondimenti e una selezione di best practises. Tra i temi approfonditi, lo sfruttamento degli animali da reddito (alla luce dei dati ufficiali a disposizione, solo lo 0,6% del totale degli allevamenti operanti in Italia nel 2016 è stato oggetto di controlli); i fenomeni di illegalità nei parchi (eclatante è il caso del Parco nazionale del Vesuvio dove, dal 1997 al 2012, sono state emesse 1.778 ordinanze di demolizione di fabbricati abusivi); la produzione e commercializzazione degli shopper illegali (stando agli ultimi dati, la metà degli shopper in circolazione sono illegali, ciò significa circa 40.000 tonnellate di plastica immessa nell’ambiente, con una perdita economica netta per la filiera legale dei sacchetti compostabili pari a 160 milioni di euro, oltre a 30 milioni di evasione fiscale a danno dell’intera collettività).Tra gli altri focus anche il caso delle Navi dei Veleni con la desecretazione, nel 2017, di alcuni documenti richiesta e ottenuta dalla Commissione Bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Per quanto riguarda le best practises, l’associazione ambientalista racconta le sfide e gli obiettivi legati al progetto Cambio Pulito (www.cambiopulito.it la prima piattaforma di whistleblowing applicata al settore degli pneumatici, nuovi e fuori uso); alla campagna #unsaccogiusto (promossa dall’associazione ambientalista, per informare i cittadini e chiamarli all’azione segnalando le illegalità e gli esercizi dove vengono usati shopper taroccati Testimonial della campagna l’attore di Gomorra, Fortunato Cerlino – alias il boss Pietro Savastano). Tra le best practises anche l’accordo siglato tra Legambiente e l’Arma dei Carabinieri per la diffusione della cultura della legalità e la difesa del territorio. 

Le proposte: Accanto alla nuova normativa che ha introdotto gli ecoreati nel Codine penale, per Legambiente rimangono ancora molti fronti aperti sul piano normativo e interventi urgenti da attuare. Occorre mettere in campo, prima di tutto, una grande attività di formazione sulla corretta applicazione della legge sugli ecoreati che coinvolga tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.). Vanno definite, inoltre, le linee guida nazionali per garantire una uniforme applicazione in tutto il paese della legge, soprattutto nella parte che ha inaugurato il nuovo sistema di estinzione dei reati ambientali contravvenzionali minori. Tra le altre proposte: 

-Sempre in tema di legge sugli ecoreati, è necessario definire una modalità unica sul territorio nazionale per far confluire le sanzioni che vengono fatte pagare ai responsabili dei reati contravvenzionali minori in base a quanto previsto dalla parte Sesta Bis del Codice ambientale; si deve rimuovere la clausola di invarianza dei costi per la spesa pubblica prevista nella legge sugli ecoreati, così come in quella che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente;
-Completare al più presto l’iter di definizione dei decreti attuativi del Ministero dell’ambiente e della presidenza del Consiglio dei ministri per rendere pienamente operativa la legge che ha riformato il sistema nazionale delle Agenzie per la protezione dell’ambiente; 
-Va approvata una legge che semplifichi l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive e va approvato in tempi rapidi il disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette; infine, un’ultima modifica normativa riguarda l’accesso alla giustizia da parte delle associazioni.

(Fonte: https://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/ecomafia-2017-le-storie-e-i-numeri-della-criminalita-ambientale)

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