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Festa Pesaro, Ricci suona la carica per la sfida elettorale

PESARO – Nonostante il meteo incerto e la temperatura non più estiva, tanti pesaresi hanno affollato l’area dibattiti di piazzale Collenuccio per ascoltare l’intervento finale del sindaco di Pesaro Matteo Ricci, intervistato – anche in veste di responsabile nazionale Enti locali PD, dai giornalisti Luca Fabbri del Corriere Adriatico e Micaela Vitri di Tele2000. Sul piatto la politica nazionale e locale, con lo sguardo verso gli appuntamenti della primavera 2019, le elezioni europee ed amministrative (anche a Pesaro).

Sulla nuova destra al governo: “Siamo di fronte ad una destra populista, non ad una destra liberale come eravamo abituati negli anni scorsi – esordisce Ricci -. È la prima volta che un Paese che ha costruito l’Europa, parlo chiaramente dell’Italia, esprime una linea politica nettamente antieuropea. Questa linea dei muri e dei dazi, prima o poi porterà disgrazia. Noi vogliamo che l’Italia diventi una colonia dell’Ungheria, oppure della Russia? Se noi allarghiamo l’orizzonte della nostra riflessione, ci rendiamo conto che spesso, nel dibattito politico, ci guardiamo l’ombelico. Dobbiamo sconfiggere i sovranisti, e spiegare agli italiani che se prima vogliamo mettere gli italiani, dobbiamo mettere gli europei”. Su Minniti e la sua azione di regolazione della questione migranti: “Penso che Minniti sia arrivato troppo tardi. La sua impostazione, diversa da quella di Alfano, ci ha fatto uscire dall’emergenza. Se fosse arrivato prima, non avremmo pagato un dazio elettorale così pesante il 4 marzo. Aggiungo: a Pesaro stanno arrivano i pakistani. Vi siete chiesti perché? Arrivano a piedi da nord-est, non riescono ad entrare in Ungheria e ripiegano verso l’Italia, anche se vorrebbero untare dritto verso la Germania. Quindi se abbiamo i pakistani a Pesaro è merito degli amici di Salvini ed in generale della politica dei muri e delle chiusure”.

Sul congresso del PD: “Non dobbiamo fare l’errore di fare un congresso sul passato. Se ci dividiamo tra chi salva Renzi e chi lo accusa, rischiamo la deriva definitiva. Se invece mettiamo energie facendo uno sforzo di prospettiva, allora possiamo davvero ripartire. Possiamo immaginare di fare un congresso tra ex Ds e Margherita? O su tra renziani e antirenziani? E magari chi alla fine perde, se ne va? Voglio fare il congresso il prima possibile, ma voglio prima discutere di come fare il congresso. Se compiamo passi falsi, arriveremo alle Europee e alle Amministrative messi peggio di adesso”. Su Zingaretti: “È un amico e più volte l’ho sostenuto, ricordo nel 1994 quando era candidato per la segreteria nazionale della Sinistra giovanile. Ma candidandosi come anti-Renzi ha commesso e sta commettendo un errore clamoroso. Ho già avuto modo di dirglielo, e personalmente lavorerò per unire, non per dividere. Troviamo il candidato migliore per il futuro del PD, non dividiamoci sui nomi”.

Sulle prossime elezioni aministrative a Pesaro: “Mi candiderò di nuovo col PD e con una serie di liste civiche, mi auguro anche con LeU. Non cambia nulla rispetto al 2014, lo schema sarà lo stesso. Per noi viene prima la città, poi il partito, quindi sto cercando di raccogliere attorno a me le energie migliori di Pesaro.

Di nuovo sul progetto del PD nazionale: “Il Partito Democratico deve calamitare attorno a sé le energie migliori del Paese. In poche parole, quello che stiamo facendo a Pesaro. È questo il modello da seguire”.

Esempi positivi e negativi di governo democrat in Italia: “Pongo gli esempi di Ancona e Brescia come casi positivi, mentre Siena e Pisa come esempi da non seguire. Dove abbiamo lavorato insieme, come una vera squadra ed allargandoci ad altre forze presenti in città – come è avvenuto ad Ancona con la Mancinelli e a Brescia con Del Bono – abbiamo vinto nettamente. A Siena e Pisa si sono fatti la guerra internamente per mesi, e alla fine hanno perso”.

Sulla retorica populista del governo gialloverde: “Ogni giorno prendono in ostaggio una nave di migranti per non parlare delle loro promesse elettorali, come la flat tax e il reddito di cittadinanza, e soprattutto della nuova legge di bilancio, che dovranno discutere in Parlamento tra poche settimane”.

Su chi ha votato i Cinque Stelle: “L’Italia, oggi, è un Paese assuefatto dalla propaganda. Dobbiamo tornare a parlare a quanti hanno votato Di Maio e Grillo. Sono convinto che non hanno votato il Movimento per avere il govenro più di destra della storia del’Italia repubblicana. Torneranno sui loro passi. Non solo: ci sono tanti elettori che una volta erano di sinistra ed adesso votano i Cinque Stelle, ma il Movimento in realtà non c’entra nulla con la nostra storia. Ad aprile volevano tenderci un tranello per poi dire agli italiani che la scelta era tra i Cinque Stelle e la Lega. Era un tentativo di escluderci del tutto dal dibattito. Ma pensate bene: cosa c’entrano Di Maio o Toninelli con noi? E Di Battista che inveisce contro Mattarella? Avete visto come hanno reagito e come stanno gestendo il dramma di Genova? Noi avremmo tenuto insieme le forze politiche, non avremmo fatto a gara a cercare il colpevole due ore dopo il disastro. Dire che il Movimento è la nuova sinistra è del tutto sbagliato: dobbiamo inserirci nelle contraddizioni dei Cinque Stelle, basti pensare che è la prima volta che l’Italia ha un presidente del Consiglio che non è un vero presidente”.

Su Renzi: “C’è chi dice che Renzi è diventato arrogante. Lo correggo: Renzi è sempre stato arrogante, ed ha ottenuto consenso perché con la rottamazione si è imposto sul dibattito nazionale anche grazie al suo carattere. Salvini non è arrogante? Eppure sta simpatico, perché la gente adesso premia un certo tipo di carattere. Ma la differenza non la deve fare il carattere ma le soluzioni che vengono proposte. La luna di miele col governo gialloverde durerà qualche mese, poi la legge di bilancio segnerà lo spartiacque e l’inizio dei problemi per questo governo”.

Sul blocco del Bando Periferie: “Faremo da matti, già martedì in Commissione Bilancio, e se serve anche per vie legali. Ci tengo a dire che, in una situazione analoga ma all’opposizione, io e il mio partito saremmo stati comunque dalla parte della città. E invece l’opposizione anche in questa occasione ha colto l’occasione per sperare che vengano meno risorse per la loro e nostra città. Quando c’è da lavorare per Pesaro, si lavora per Pesaro e basta. Mi dispiace, perché Pesaro con un loro atteggiamento diverso sarebbe più forte”.

Sull’estate pesarese: “Abbiamo vissuto una stagione estiva molto positiva. Ieri ho strappato un giudizio positivo anche da parte del presidente degli albergatori, categoria solitamente molto cauta con noi”. Sui tanti eventi in programma in città: “Quanto vale la possibilità per i nostri giovani di divertirsi a Pesaro senza andare in Romagna. Quanto vale, per i babbi e le mamme, dormire sereni sapendo che tuo figlio è a poche centinaia di metri in bicicletta?Poi quest’anno è l’anno magico, con il riconoscimento Unesco e il 150esimo di Rossini. Abbiamo avuto tanti turisti da tutto il mondo e proprio per questo abbiamo avviate tante riqualificazioni soprattutto nel centro e nel mare”.

Su WePesaro: “Quando abbiamo iniziato nel 2014 percepivo una certa diffidenza. Poi abbiamo iniziato con la nostra strategia di visibilità cittadina, la Pesaro nazionale. Ed oggi quasi tutti i negozi hanno il mini-totem del 150esimo di Rossini, e chi non l’ha ancora avuto ci chiama per averlo”.

Sui giovani: “Non condivido l’idea che i giovani di oggi sono peggio di quelli di ieri. A livello locale abbiamo una bella giovanile nel PD, ed in città abbiamo il pregio, come amministrazione, di essere in tutti gli ambiti: nello sport, nel volontariato, nel sociale, nella cultura. E tanti giovani sono con noi, perché sono i primi che hanno notato il cambiamento in città. Noi non ci accontentiamo della tradizione o del passato, desideriamo innovare”.

Sul gradimento a Pesaro: “Da quando faccio il sindaco, questo è il momento in cui riceviamo più consenso, anche se la politica nazionale va in tutt’altra direzione. Le amministrative sono un altro voto: ad Ancona i grillini sono arrivati primi il 4 marzo, mentre a giugno non sono andati nemmeno al ballottaggio. Il PD, sempre nel capoluogo marchigiano, ha preso meno del 30% a marzo e ha vinto nettamente il ballottaggio due mesi dopo”.

Sul prossimo mandato da sindaco: “Continueremo con questa impostazione, lanciando dei progetti di futuro molto forti. Vivremo un autunno e un inverno molto stimolanti, farò nuove proposte di coinvolgimento della città. Abbiamo fatto il punto sul piano strategico Pesaro 2030 proprio ieri con Enrico Giovannini, l’ex presidente dell’Istat ed ideatore del Bes, perché vogliamo varare un’importante variante al Piano regolatore vigente, puntando sulla flessibilità. Non possiamo più pensare l’urbanistica definendo un indirizzo preciso er ogni singolo pezzo di terra. La flessibilità è ciò che ci permetterà di stare sempre sul pezzo, adeguandoci alla situazione e all’opportunità del momento. Svilupperemo un progetto chiamato Pesaro-Bologna-Pesaro, perché il capoluogo emiliano sarà sempre di più il nostro hub di riferimento. L’aeroporto internazionale per Pesaro è Bologna, anche se auguro un buon futuro a Falconara. Abbiamo già la terza corsia autostradale, ma con l’alta velocità ferroviaria sulla costa adriatica possiamo avvicinarci ancora di più a Bologna. Arretrando la ferrovia, e quindi anche la stazione, sul corridoio dove passa l’autostrada potremo valorizzare anche il traffico merci su rotaia, cosa che adesso, con la stazione in centro, non può avvenire. E al posto dell’attuale ferrovia, un corridoio tutto per mezzi pubblici e biciclette. È un’opportunità che dobbiamo cogliere adesso”. Ancora: “Subito dopo la conclusione del 150esimo rossiniano, che terminerà con il non-compleanno del Cigno il prossimo 28 febbraio, lanceremo ufficialmente la candidatura di Pesaro, e spero anche di Urbino, a città europea della cultura 2033. Mancano quindici anni, ma in questo lasso di tempo attireremo investimenti sulla città, come ha fatto Matera, che ha calamitato milioni di euro di opportunità”. Non solo: “Candideremo Pesaro come sede dei Giochi del Mediterraneo del 2022, puntando ancora di più sullo sport. Uniremo le forze e le energie per una nuova sfida”. La conclusione: “Questa è l’idea di città che abbiamo in mente, e spero che i pesaresi comprendano appieno il nostro progetto. Credo molto nella visione, il sindaco deve stare in mezzo alla gente e non deve avere paura di decidere. È necessario avere un disegno complessivo e pluriennale”.

L’intervista integrale a Matteo Ricci verrà trasmessa in differita su Tele2000, canale 16 del digitale terrestre, martedì 4 settembre alle ore 21.30.

Nel pomeriggio, alla conversazione sul tema “L’educazione ai sentimenti contro la violenza di genere” condotta dalla giornalista Valeria Scafetta, con Paolo Ercolani (autore del libro “Contro le donne. Storia e critica del più antico pregiudizio”, edito con Marsilio nel 2016), Fabrizio Battistelli e Marcella Tinazzi, ha registrato una buona affluenza di pubblico, nonostante il meteo e considerando la tematica – la violenza di genere – quantomai attuale.

Tema di partenza, i progetti di educazione sentimentale nelle scuole: “La scelta di insegnare educazione sentimentale nelle scuole di ogni ordine e grado – esordisce Paolo Ercolani, che nella vita è filosofo, scrittore e saggista, ed insegna tra le altre anche all’Università di Urbino - deriva dalla necessità di allacciare relazioni proprio nel momento in cui la persona è nella fase più importante dello sviluppo e della crescita. Oggi un ragazzo passa troppe ore davanti ad un cellulare: stime recenti parlano di sette/otto ore in media al giorno. È chiaro che questa situazione rischia di finire fuori controlla, ed esige un cambiamento”. Fabrizio Battistelli, docente di Sociologia all’Università “La Sapienza” di Roma, analizza il rapporto dei giovani con le principali “agenzie educative” di riferimento, la famiglia e la scuola: “Oggi come ieri registriamo il tentativo del ragazzo e della ragazza di staccarsi dal genitore o dall’insegnante, provando a bypassare il rapporto con le figure educative principali. È importante che tutto avvenga in una cornice di dialogo e confronto, ponendosi continue domande e non dando nulla per scontato”. Ancora: “C'è un tema importante anche in termini di relazione tra famiglia e scuola – prosegue Battistelli -. Per far funzionare questo rapporto è necessario che ognuno svolga appieno il proprio compito: l’insegnante così come i genitori”. Interviene Marcella Tinazzi, portando la sua lunga esperienza da docente, dirigente scolastico ed ora provveditore: “A certi atteggiamenti negativi si arriva per mancanza di educazione. Dobbiamo ricominciare ad usare termini antichi ed è necessario dare senso ad un patto educativo tra i vari attori della scuola”. Ancora, entrando nello specifico: “Accusare un docente per una insufficienza o una nota, significa rompere l’alleanza educativa e non fare gli interessi del proprio ragazzo o ragazza. Noi, sia a scuola sia all’ufficio scolastico provinciale, ascoltiamo tutti perché crediamo fermamente nella relazione sia con i colleghi insegnanti, sia con le famiglie. Ma non possiamo mai perdere di vista il grande tema dell’alleanza educativa”. La parola torna ad Ercolani: “Un Paese che rinuncia all’educazione è condannato ad essere popolato da barbari. Basta navigare su internet per accorgersi di questo”. Ancora Ercolani: “Abbiamo in programma in alcune scuole del Piemonte dei progetti formativi sulla psicoterapia dell’uso dei social, per andare a fondo e scoprire le cause di certi comportamenti devianti”.

A seguire, sempre nel pomeriggio, discussione con l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, sul dramma del lavoro giovanile, tra disoccupazione, precariato e lavoro nero. Insieme a Damiano, il segretario Giovani Democratici Marche Pietro Casalotto, ed Elisa De Scisciolo, presidente Giovani Democratici Pesaro, nei panni di moderatrice. “Ringrazio i Giovani Democratici, e con loro tutto il PD di Pesaro e Urbino – esordisce Cesare Damiano, che è stato deputato fino alla scorsa legislatura – per avermi invitato. A questi giovani dico che la precarietà del lavoro odierno è frutto della cultura e della dottrina liberista che ha permeato la nostra società negli ultimi decenni. Come uscirne? Innanzitutto riducendo il cuneo fiscale”. Sulle dinamiche globali: “La globalizzazione ha aperto i mercati, ma senza la necessaria regolazione legislativa ed economica, l’effetto è stato travolgente. La concorrenza non è servita per aumentare gli standard di qualità, ma ha prodotto l'inverso”. Sulle misure da attuare: “Va creata convenienza per il lavoro a tempo indeterminato, e contemporaneamente bisogna scoraggiare il precariato. Anche noi dobbiamo fare autocritica sul tema dei licenziamenti, avremmo dovuto riflettere maggiormente al nostro interno in alcune fasi. Da una parte abbiamo dato incentivi per i contratti a tempo indeterminato, dall’altra tolto le causali del contratto a termine. Abbiamo introdotto il reddito di inclusione e tolto l'Imu a tutti. Chiariamo le nostri posizioni”.

Prende la palla al balzo il segretario regionale dei Giovani Democratici, Pietro Casalotto: “Questo Paese ha bisogno di introdurre il salario minimo. Non è possibile che un ragazzo lavori 40 ore alla settimana per 3 o 400 euro al mese. È una vergogna che deve finire”. Ancora: “Stiamo tenendo l'attenzione alta sui migranti quando le vere questioni sono altre – incalza il 29enne anconetano -. Il PD deve rimettere al centro della scena politica i temi del salario e della decontribuzione totale sui giovani. Ad esempio, non si può lasciare il tema degli stage alle Regioni. Abbiamo pensato di creare prossimità, ma sono aumentate le disuguaglianze. Dobbiamo imporre alle imprese di assumere i ragazzi per più tempo, con un meccanismo di sgravio contributivo totale riservato alle assunzioni di giovani”. Infine: “Il PD rimetta in campo una visione nuova per la tutela della dignità del lavoro. Dobbiamo creare le condizioni affinché i giovani possano crearsi una vita rimettendo mano anche ai meccanismi e ai metodi della formazione”.

Conclude Damiano: “La buona politica è un'esperienza molto affascinante. Ai giovani dico di iscriversi al sindacato, alle associazioni e di partecipare alla vita pubblica. Anche facendo volontariato. Senza politica e senza partito, all’orizzonte può esserci solo la dittatura”.

Foto: Ph. Luca Toni

Festa Pesaro, un grazie grande così a tutti i volontari

PESARO – Festa Pesaro si avvia alla chiusura, non prima di avere brindato a pranzo con quasi centocinquanta militanti democrat provenienti da Pesaro e dal resto della provincia. Al pranzo, tenutosi al Mercato delle erbe causa pioggia, hanno partecipato Luca Ceriscioli, Matteo Ricci e buona parte dei rappresentanti PD nelle istituzioni locali. Dopo l’intervento dei due responsabili dell’organizzazione di Festa Pesaro, Massimiliano Amadori e Timoteo Tiberi, che hanno snocciolato i numeri della kermesse, ha preso la parola Giovanni Gostoli, segretario provinciale PD, il quale ha voluto recapitare un lungo messaggio di ringraziamento a tutta la comunità PD della provincia, anche a nome di Francesca Fraternali, segretaria dell’Unione comunale PD di Pesaro: “Grazie a tutti – esordisce Gostoli -. FestaPesaro è stata una sfida vinta. Già vinta nel momento in cui abbiamo deciso con coraggio e passione di fare la Festa dell’Unità. Una delle più belle d’Italia, come è ormai tradizione. Abbiamo avuto tanta partecipazione nei giorni di bel tempo. Con la pioggia nei fine settimana, ovviamente, meno, ma i dibattiti sono stati sempre partecipati. Senza maltempo sarebbe andata sicuramente meglio, ma nonostante tutto è andata bene. In un contesto politico nazionale difficile non era affatto semplice, invece abbiamo dimostrato che ci siamo. Soprattutto c’e chi ha a cuore il Pd. Ancora una volta le tante persone che sono venute alla festa, con affetto e curiosità, testimoniano che c’è un grande desiderio di ripartire”. Sul ruolo fondamentale dei tanti volontari: “Un abbraccio a tutti i volontari, uno per uno – prosegue il segretario provinciale PD - per l’autentica passione e per la generosità di mettersi al servizio degli altri. Rappresentano la vera forza del Partito Democratico dalla quale riprendere un nuovo cammino. Dovete essere orgogliosi di queste giornate, grazie a voi abbiamo rialzato la testa ed ogni volta ci ricordate che i partiti non sono tutti uguali. Noi siamo una grande comunità piena di valori: adesso iniziamo a lavorare per giorni migliori per il PD, ma soprattutto per l’Italia e per l’Europa”. Sul format ormai rodato della festa in centro: “Festa Pesaro in centro storico testimonia e simboleggia la voglia di tornare a fare politica in piazza. La buona politica che ascolta e si confronta, con le persone, dentro il Paese reale. C'è chi come noi si apre al dialogo con la città e chi preferisce chiudersi a fare il bullo sul web. C’è chi si dedica alla solita telenovela delle polemiche e chi come noi accende i riflettori sulla vita reale dei cittadini. A chi è capace solo di parlare noi risponderemo la con voglia di fare”.

I NUMERI DI FESTA PESARO 2018

50 giorni di organizzazione

300 volontari

9 giorni di festa, di cui 4 nei fine settimana “battuti” dalla pioggia

45.000 persone (affluenza stimata in base agli accessi ai ristoranti, ai dibattiti e agli spettacoli)

150 ospiti tra politica, spettacoli e artisti

25 comunicati stampa spediti a 20 testate che hanno raccontato la Festa (Rai, TG5, Ansa, Il Resto del Carlino, Corriere Adriatico, Tele 2000, Fano TV, Rossini TV, Tvrs, ETV Marche, Tvrs Marche, TV Centro Marche, Vivere Pesaro, PU24, Il Foglia, Pesaro Urbino Notizie, FanoInforma, OltreFano, Flaminia&Dintorni, Marche Today, AltroGiornale Marche)

22 video-interviste realizzate dai giovani della web radio PDPU

6.000 accessi al sito www.pdpu.it

200 tweet con 40.000 impressioni sull'account PDPU

50 post sulla pagina Facebook “PD Pesaro e Urbino” con una copertura di 30mila utenti e 22mila interazioni (like, commenti, condivisioni)

1.000 foto caricate sulla pagina Facebook

Ph. Stefano Bargnesi

Veltroni sfida il maltempo: in tanti ad applaudirlo

PESARO –  La passione per la buona politica che caratterizza la piazza di Pesaro, ha confermato il proprio dna proprio quando il meteo è stato più inclemente. Walter Veltroni è stato accolto da un lungo applauso, con il pubblico assiepato nel salone nobile di Palazzo Gradari addirittura in piedi al momento dell’ingresso in sala dell’ex segretario PD. Ad intervistarlo la giornalista Elisa Calessi di Libero.

Veltroni ha esordito inquadrando nella nuova arena mediale una delle cause dell’imbarbarimento della società italiana: “Gli strumenti di comunicazione non sono il male, anzi sono o sarebbero una opportunità da conoscere e sfruttare. Sappiamo bene che l’Italia è un Paese per tradizione accogliente e solidale. Le parole che, è storia recente, hanno provocato un imbarbarimento generale vengono da un utilizzo incontrollato, e non indirizzato di questi strumenti. Non possiamo legittimare parole una volta indicibili”. Sull’opinione pubblica: “Se riflettiamo bene, l’opinione pubblica è una miriade di opinioni private che finiscono per creare un condizionamento importante. Se la politica insegue la rabbia e il rancore il Paese va inevitabilmente a sbattere”. Sulla comunicazione politica: “I comizi devono saper emozionare. Se la destra fa leva sulla paura, noi evochiamo speranza. Al risentimento si risponde col sentimento”. Sulla democrazia: “Il privilegio di vivere in un Paese democratico non è qualcosa di acquisito per sempre. Anche in Europa ci sono esempi lampanti. Orban, da qualche tempo amico di Salvini, può mettere a rischio i valori della democrazia. Rendere la democrazia trasparente e veloce è sacrosanto, e in un’epoca di rapide trasformazioni il Governo e il Parlamento devono avere più poteri”. Sull’Europa: “La comunità dei Paesi europei rappresenta la cosa più importante che abbiamo creato nonostante i suoi limiti. I dazi non hanno ragione di esistere perché limitano l’azione del governo sovranazionale. Difendiamo le ragioni dell'Europa e lavoriamo per l'alternativa”. Sulla sicurezza: “Questo tema va affrontato partendo dalla percezione di sicurezza che hanno i nostri concittadini. Si tratta, in buona sostanza, più che altro di una convinzione sociale. La società sta mutando e noi abbiamo smesso di pensare in maniera globale: questo è il problema dirimente. La sinistra deve preoccuparsi della sicurezza sociale, altrimenti rimarranno le macerie. Il sogno è quello di una società sicura e aperta. Le società chiuse sono quelle più insicure. La sinistra deve essere portatrice di un sogno. Negli Usa ha vinto Trump perché i democratici non hanno evocato il sogno di Obama”. Sul PD: “In dieci anni abbiamo perso la metà dei voti. Dobbiamo capirne le ragioni e porci il problema di riconquistare chi ci ha abbandonato. Tante persone mi fermano e mi chiedono cosa abbiamo intenzione di fare, perché ammettono di essere disorientate. Il confronto con le persone aiuta a capire la realtà. Ognuno di noi si prenda la responsabilità di andare a parlare con le persone che non ci votano più, per recuperare almeno una parte del nostro consenso. E ricordiamoci che si può fare politica con grande passione ed enormi soddisfazioni, anche senza alcun tipo di incarico”. Sul riformismo di cui ha bisogno il PD: “Le discussioni sui nomi e sul nome del partito è surreale. Il PD è stato sequestrato dalle correnti. Apriamo porte e finestre per un grande lavoro di riconquista el nostro elettorato. Dobbiamo continuare ad essere riformisti. Ci sono momenti della storia in cui succedono cose inimmaginabili. Milioni di italiani aspettano la nostra iniziativa e la comunità del PD deve essere all'altezza della sfida. È sempre più necessaria l’unità della sinistra per affermare certi principi. La scissione da recuperare è quella con i sei milioni di elettori, non con gli stati maggiori”.

In serata, Enrico Giovannini, ex presidente Istat e ministro del Lavoro nel Governo Letto, ha presentato il suo ultimo libro “L’utopia sostenibile”, edito con Laterza nel marzo 2018, dialogando con l’economista Oscar Giannino. “Nel libro rifletto a partire dal rapporto del Club di Roma del 1972 – esordisce Giovannini, attualmente portavoce di Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile -. Infatti quel libro mi convinse ad intraprendere il percorso da economista. L’inguaribile ottimismo è di chi crede che l’attuale modello possa essere cambiato. Infatti non sappiamo quali siano davvero i limiti planetari, ma da alcuni segnali capiamo che questi limiti sono quasi stati raggiunti”. Poi un riferimento all’attualità: “Sapete che il crollo del ponte di Genova aumenterà il Pil? Infatti il prodotto interno lordo non tiene conto dei danni, ma misura il valore economico degli investimenti, che a Genova come, ad esempio, nelle zone terremotate, saranno davvero ingenti nel prossimo futuro. Dico questo per far capire quanto sia inadeguata, perché incompleta, la misura del Pil intesa come valore assoluto di riferimento per valutare la situazione economica”. Sul Bes e il suo rapporto con la Legge di stabilità: “Quando sviluppammo gli indicatori di benessere equo sostenibile – ero all’inizio del mio mandato all’Istat – auspicavo che entrassero ufficialmente nel ciclo di programmazione economica dello Stato. Questo è avvenuto ufficialmente nel 2016, concretamente dal 2017. Ma ancora un certo modo di ragionare non è entrato nel modo di ragionare di chi fa politica. Io vorrei sapere se, ad esempio, la prossima Legge di stabilità aumenterà o diminuirà l’indice di disuguaglianza, oppure le differenze di genere”. Crescita, ambiente ed inclusione sociale rappresentano la cifra di una politica orientata alla sostenibilità in ogni sua azione: “Attenzione, questi sono temi che l’Europa sta prendendo seriamente in mano. E non è stato facile: sono anni che lavoro a vario titolo con la Commissione europea, ma adesso l’articolo 3 del Trattato fondativo Ue sta diventando azione concreta. Questo articolo dice a chiare lettere che l’Unione combatte l’esclusione sociale, e promuove la coesione economica, sociale e territoriale, insieme alla solidarietà tra gli Stati membri”. Quindi sull’Agenda 2030, il documento dell’Onu approvato nel settembre 2015 ed ora oggetto di valutazione e pianificazione per tutti i Paesi membri delle Nazioni unite: “L’Agenda è un documento complicato, perché comprende una multiforme varietà di temi. Ma su tutti, questo documento valuta l’interconnessione tra benessere economico, coesione sociale, sostenibilità ambientale, approfondendone le interconnessioni”. Sul concetto di sostenibilità: “Noi siamo abituati a parlare, in maniera distinta, di politiche economiche, sociali, ambientali, e via dicendo. Invece qui parliamo di sostenibilità, che ingloba tutte queste materie e ne studia le interconnessioni. Ancora: trattiamo il concetto di resilienza, ovvero la capacità di reazione ai vari shock che le suddette politiche possono subire. Tenendo conto che, di solito, uno shock non è singolarmente tematico, ma trasversale. Attraverso l’Agenda 2030 ci occupiamo di proteggere, promuovere, preparare, prevenire, trasformare il mondo da qui al 2030. Certo, con un inguaribile ottimismo, e forse un po’ di utopia”.

Per consultare il programma digitare www.festapesaro.it. Dirette social dai dibattiti e dai luoghi della festa tutti i giorni, su Facebook, Twitter ed Instagram.

Foto: Ph. Luca Toni

Ricci chiama a raccolta gli amministratori locali

PESARO – Matteo Ricci apre la penultima giornata di Festa Pesaro chiamando a raccolta gli amministratori locali del PD, in un’assemblea nazionale resa meno partecipata dal meteo e dai problemi autostradali nel sud delle Marche, ma comunque ricca di spunti e voglia di ripartire, come PD, proprio dall’esperienza dei sindaci.  “A cavallo tra settembre e ottobre – esordisce Ricci - convocheremo un’assemblea nazionale degli amministratori PD, propedeutica al Forum di Milano di fine ottobre. La situazione è molto delicata e dobbiamo fronteggiare un governo di incompetenti che soffia sui problemi per alimentare una propaganda senza fine. Ma soprattutto, questo governo non offre soluzioni concrete”. Ancora, suonando la carica contro la retorica del populismo: “Non vi è alcuna assunzione di responsabilità da parte di questo esecutivo – prosegue Ricci - perché il populismo si nutre di alibi, ma a breve con l’inizio della discussione sulla legge di stabilità i nodi verranno al pettine, e lì non si potrà più rimandare alcuna decisione”. A questo punto Ricci ha sollecitato i colleghi alla mobilitazione, perché questo passaggio storico impone il contributo di tutti. Abbiamo iniziato la giornata con il presidio contro il blocco dei fondi sulle periferie, così come hanno fatto tanti Comuni danneggiati da questa decisione. Martedì 5 settembre una delegazione di sindaci sarà in Commissione Bilancio per provare a ribaltare la situazione, ed ottenere ciò che ci spetta. Nel contratto di governo non si parla per nulla di enti locali, e su questo tema dovremo fare una grande battaglia politica. Dobbiamo ripartire dal territorio e da un vasto coinvolgimento delle realtà associative e sociali più dinamiche delle nostre città. Dove siamo stati in grado di fare questo lavoro come a Brescia e Ancona abbiamo vinto e il PD ha ottenuto grandi risultati, se perdiamo tempo in discussioni sterili come a Siena e Pistoia rimediamo sconfitte cocenti”. Sul congresso: “E’ giusto che si celebri il prima possibile, ma va incanalato nella giusta direzione perché se sarà un congresso sul passato rischiamo una conta che ci indebolirà ulteriormente. Urge una piattaforma culturale e politica nuova, dove i sindaci devono essere protagonisti perché sul territorio esprimiamo la migliore classe dirigente, ma non siamo stati in grado di valorizzarli fino in fondo”.

Terminata la relazione introduttiva di Ricci, spazio ai colleghi amministratori.

Giorgio Gori, sindaco di Bergamo: “Gli amministratori devono smontare la narrazione del PD come partito delle élite. Ad un governo così pericoloso si risponde allargando il nostro perimetro, coinvolgendo le migliori forze sociali e civiche dei territori, soprattutto in vista delle amministrative del prossimo maggio quando si voterà in metà dei comuni italiani”.

Leonardo Grimani, sindaco di San Gemini (Terni) e senatore: “Viviamo una fase complicata. La Lega è ancora in campagna elettorale e Salvini passa più tempo nelle piazze che al Viminale. C’è una chiara intenzione di marginalizzare il PD, e noi questo non possiamo permetterlo”.

Antonio Battista, presidente della provincia di Campobasso: “Va riaperta una discussione seria sulle province, perché vanno garantite le risorse giuste per la manutenzione delle strade e delle scuole, e ad oggi il budget a nostra disposizione rende difficile ogni tipo di intervento. La sconfitta del 4 marzo ci impone una riflessione seria a partire dalla nostra proposta politica”.

Chiude l’assemblea Gianni Dal Moro, responsabile organizzazione PD: “Abbiamo convocato una manifestazione nazionale a Roma sabato 29 settembre, e coinvolgeremo tutti coloro che non si riconoscono nelle politiche del governo gialloverde. Da lì partirà un percorso per ridefinire la nostra identità culturale, articolato in sei tappe che attraverseranno il Paese. Parleremo di capitale umano, diseguaglianze, democrazia e cittadinanza. Un altro appuntamento importante sarà il Forum nazionale e spalancheremo le porte ad associazioni, sindacati e quanti vorranno darci una mano. Solo dopo aver ricostruito un pensiero ed una cultura alternativi ai Cinque Stelle e alla Lega potremo affrontare il congresso. In questo passaggio l’apporto degli amministratori sarà fondamentale, perché sono capaci di guardare oltre il Partito Democratici”.

Martina esalta la piazza pesarese: “C’è bisogno di PD in Italia”

PESARO – Piazzale Collenuccio gremito, oltre ogni previsione, per ascoltare l’intervento del segretario nazionale PD Maurizio Martina, ormai abituato al calore e alla passione politica della piazza pesarese, intervistato da Roberto Vicaretti di RaiNews24: “Il momento che stiamo attraversando è molto tosto – ha esordito Martina, dopo avere ricordato i suoi inizi nella sezione bergamasca di Mornico al Serio - ma è straordinario mettere a disposizione la passione per il proprio partito. Per me è un onore essere segretario dopo il percorso che ho fatto. Ora guardiamo avanti”. Sulla linea del partito: “C'è un rischio democratico e l'unità è un valore. Non facciamo discussioni politiciste che coinvolgono solo pochi. A me interessa recuperare i nostri elettori che guardano altrove o si astengono”. Sulle frequenti polemiche interne: “Non possiamo battibeccarci soffermandoci sulle virgole di un’intervista, perché altrimenti significa che non siamo un pezzo della soluzione, ma un pezzo del problema”. Poi le soluzioni: “Il PD ha le risorse per trovare le risposte e le soluzioni. Non esiste cercare una soluzione per l’Italia, al di fuori dell’Italia. Poi Macron è una figura di riferimento per ciascuno di noi, ma non rappresenta una soluzione utile al caso italiano. Non giochiamo a chi trova la chiave programmatica più esaltante. Riflettiamo sui principi e sui valori che sono in ballo con l’appuntamento delle prossime elezioni europee del maggio 2019”. Sull’Europa: “Il vecchio continente, nel secondo dopoguerra, ha partorito pace e giustizia. Non dimentichiamocelo, e ricordiamolo a chi non lo sa. Facciamo scattare la molla dei valori e dei principali, altrimenti sarà dura battere Salvini”. Sul congresso: “Il congresso lo faremo prima delle elezioni europee, ma è già iniziato un lavoro sui temi per ricollegare il PD al Paese. Dopo il forum di Milano in programma a fine ottobre, chiameremo migliaia di persone in piazza per costruire l'alternativa”. Sui sogni di chi ha idee di sinistra: “Manca alla sinistra mondiale un sogno comune, del quale in tanti si appassionino dando il meglio di loro in una nuova avventura politica. Registro un vuoto non solo in Italia, ma in tutta Europa, dalle parti delle forze politiche di sinistra. Noi siamo in cerca di un riferimento globale che attualmente non c’è. Condivido Walter Veltroni quando dice che dobbiamo riconquistare la dimensione del sogno e la capacità di indicare un orizzonte”. Sul proprio futuro: “Non mi interessa stare a discutere adesso del mio futuro. Di certo, per la mia quota di responsabilità, farò ancora il mio mestiere, darò un contributo. Ma il mio lavoro di segretario termina con il prossimo congresso e sono concentrato nell’esercitare appieno il mio ruolo adesso”. Su ciò che non serve al dibattito sul PD: “Non mi convince la discussione sul cambiamento del nome e del simbolo del partito. Si deve partire da un progetto che risponda alle inquietudini di questo tempo”. Sui corpi intermedi: “Costruiamo un nuovo rapporto con i corpi intermedi e sfidiamo i sindacati sulle nuove sfide. Non lasciamo il tema del reddito di base ai Cinque Stelle, facciamo anche noi proposte alternative per guidare il cambiamento odierno”. Infine, la chiusura: “In funzione dei leader di domani di tutto il centro-sinistra europeo e mondiale, dobbiamo imparare ad accompagnare i vertici dei nostri partiti, soprattutto nei momenti di difficoltà. Questo non è un problema di Martina, ma è una necessità per le leadership di domani. Altrimenti le primarie rimangono solo un moto di passione che dura una domenica, e non l’inizio, ogni volta, di una stagione politica appassionante, nuova e vissuta con spirito comunitario. Scrolliamoci di dosso questa rassegnazione, che non ci deve appartenere. Ed entro la fine di settembre scenderemo in piazza per esprimere il nostro dissenso al governo gialloverde, rilanciando il PD”.

Nel pomeriggio, conversazione con tanti punti di convergenza tra il sindaco di Bergamo Giorgio Gori e l’ex sindaco di Pavia, ora deputato di Forza Italia, Alessandro Cattaneo. Moderazione affidata, come per l’intervista serale a Maurizio Martina, al giornalista di RaiNews24, Roberto Vicaretti. Nel corso del confronto, si è registrata perplessità, e a tratti larga contrarietà, nei confronti delle politiche palesate finora dal governo gialloverde, e orientamenti comuni, ad esempio sul ruolo che l’Italia deve giocare in Europa. “Oggi il vento va verso i movimenti populisti – esordisce Gori, candidato PD alle scorse regionali lombarde - ma non significa che le loro soluzioni si traducano in quello che le persone si aspettavano da loro. Penso che nel giro di qualche tempo assisteremo al diminuire dell’entusiasmo popolare nei confronti della coalizione del sedicente cambiamento”. Sull’Europa e i leader europeisti: “Trovo curioso mettere in dubbio il ruolo di Macron, che da mesi è uno dei principali riferimenti di tutte le forze che si riconoscono nell’europeismo. Bisogna cercare di valorizzare ciò che unisce le forze pro-Europa contro i movimenti sovranisti, non sottolineare le differenze”. Sulla globalizzazione e l’immigrazione: “Chi è sindaco non può non vedere il disagio – prosegue Gori -. Non si tratta solo di un disagio economico, ma anche identitario. Le persone faticano ad orientarsi nel mondo globalizzato. Ma sottolineo che mai avremmo pensato di sentire delle frasi così cattive contro gli stranieri. L’immigrazione non è in sé un problema, ma la sua gestione deve essere certamente migliorata”. Sulla prossima Legge di Stabilità: “I mercati attendono il governo sulla legge di bilancio – anticipa Gori -. Se stiamo alle parole di questi mesi, ci sarà uno sforamento senza senso di tutti i parametri che l’Italia ha condiviso in sede europea. E francamente, secondo me i tanto sbandierati reddito di cittadinanza e flat tax non vedranno la luce nella maniera promessa in campagna elettorale, ma verranno calmierati per evitare scontri con l’Europa”. Sul PD: “Non dobbiamo azzerare la storia del Partito Democratico. Abbiamo fatto degli errori, ma sempre tenendo insieme una linea basata su progresso, attenzione a chi è in difficoltà, redistribuzione delle risorse. Penso che ciò che manca adesso al PD, in parte sarà colmato dalla situazione reale che i cittadini si troveranno di fronte, purtroppo, nei prossimi mesi”. Ancora sullo spirito con cui i democrat dovrebbe vivere il proprio partito: “Io mi aspetto che vecchi e nuovi leader lavorino insieme. Ci unisce l’attenzione che abbiamo sempre avuto per i cosiddetti ultimi: da questo dobbiamo ripartire”. Infine, la chiusura di Gori, con applauso del pubblico pesarese: “Non ha senso tenere le porte chiuse, ma non bisogna fare tre passi indietro rispetto al rinnovamento di questi anni. Il riformismo, anche nel PD, è la strada giusta”.

Intanto, per tutti i democrat, e per chi volesse liberamente partecipare, si avvicina l’appuntamento con il pranzo di chiusura di Festa Pesaro, fissato per domenica 2 settembre alle ore 12.30 in piazza del Popolo: menu fisso con bruschette, bis di primi, secondo, contorno, dolce, caffé e bevande a 20 euro. In caso di maltempo il pranzo avrà regolare svolgimento al Mercato delle Erbe con ingresso da via Branca. Prenotazioni entro venerdì 31 agosto ai seguenti recapiti: 366.6394834 - 333.2203926 - 349.0607760.

Per consultare il programma digitare www.festapesaro.it. Dirette social dai dibattiti e dai luoghi della festa tutti i giorni, su Facebook, Twitter ed Instagram.

Foto: Ph. Luca Toni

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