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Ricci confermato in segreteria nazionale. Gostoli: "Pd deve ricostruire nuova sinistra in Europa"

L'articolo uscito ieri, domenica, sul Corriere Adriatico di Pesaro e le riflessioni del segretario provinciale Pd Giovanni Gostoli su Democratica: "L’alternativa è dare una nuova visione del Paese, oltre l’orgoglio delle cose buone realizzate, dentro un orizzonte più largo, l’Europa".

 

Al Pd serve ascoltare, confrontarsi, discutere su una nuova proposta
https://www.democratica.com/focus/pd-proposta-nuova/

 

 

Assegno unico per la famiglia, natalità e genitorialità: la proposta Pd e le slide

Il Partito democratico ha presentato un'altra proposta di legge, dopo quella per il raffrnzamento del Rei e di contrasto alla povertà. Il sostegno alla famiglia e alla natalità, le politiche per la genitorialità, al centro del DDL. 10 miliardi in più per le famiglie. Le slide e la proposta di legge sono in allegato al post formato pdf.

DUE MISURE EQUE E SEMPLICI CHE RIORDINANO GLI INTERVENTI PER I FIGLI A CARICO

ASSEGNO UNICO PER OGNI FIGLIO A CARICO

fino a 240 euro al mese da 0 a 18 anni

fino a 80 euro al mese dai 18 ai 26 anni

DOTE UNICA PER L'ACQUISTO DEI SERVIZI PER L'INFANZIA

fino a 400 euro al mese da 0 a 14 anni

IN SINTESI

Nel 2017 ancora un calo record delle nascite: l'ultimo Bilancio demografico nazionale dell'Istat ci dice che per il terzo anno consecutivo i nati in Italia sono meno di mezzo milione. 458.151, mai così pochi dall'Unità d'Italia. Una tendenza che va contrastata con misure concrete.

Oggi ci sono in Italia ben 12 misure diverse a sostegno dei figli. La proposta del Pd riordina e potenzia il sostegno alle famiglie attraverso la creazione dell’assegno unico per i figli a carico e della dote unica per l’acquisto di servizi per l’infanzia. Due misure semplici, eque e continuative che accompagneranno le famiglie nella crescita dei figli, dal settimo mese di gravidanza fino ai 26 anni. Un intervento universale e progressivo per la grande maggioranza delle famiglie con figli a carico.

 L’assegno unico universale: fino a 240€ al mese per ogni figlio a carico dal settimo mese di gravidanza fino ai 18 anni; fino a 80€ al mese dai 18 ai 26 anni. L’assegno viene maggiorato per figli con disabilità.

 La dote unica per l’acquisto dei servizi per l’infanzia: fino a 400€ al mese per ogni figlio a carico da zero a 3 anni per spese di asilo nido, babysitter e altri servizi per l’infanzia. Importo ridotto dai 3 a 14 anni. La dote viene maggiorata per ogni figlio con disabilità.

Un intervento concreto che aumenta di circa 10 miliardi la spesa dello Stato per favorire la natalità e la genitorialità.

Il costo complessivo della proposta è pari a 29,6 miliardi di euro. L’attuale spesa, assorbita dalle nuove misure, vale circa 20 miliardi di euro. L’incremento, pari a 9,6 miliardi di euro, viene finanziato attraverso risparmi sulla spesa pubblica.

Allegati: 

Screening mammografico gratuito da 45 anni, plauso del Pd

Un plauso dal Pd provinciale alla mozione, votata all’unanimità che ha come primi firmatari i consiglieri del Volpini, Giancarli e Biancani, che prevede l’abbassamento dell’età per l’adesione allo screening della mammella.

“Ad oggi la Regione Marche provvede allo screening mammario gratuito biennale riservato dal Sistema Sanitario Nazionale alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni. Nella mozione – affermano il segretario provinciale Pd Giovanni Gostoli e il responsabile provinciale del Dipartimento provinciale Pd Prevenzione e Salute Marco Pompili - viene chiesta la copertura economica per estendere lo screening alle donne più giovani, abbassando la soglia a 45 anni.  Attraverso la diagnosi tempestiva, il tumore al seno si può fronteggiato più efficacemente, studi e statistiche hanno evidenziato l’aumento dell’incidenza in donne sotto i 50 anni, per questo altre regioni come l’Emilia Romagna e la Lombardia hanno già scelto di diminuire la soglia di età per le campagne di prevenzione”.

Il Tumore Maligno della Mammella, infatti, è il più frequente tra le donne.
“I numeri del cancro in Italia 2017 confermano che il carcinoma mammario, non considerando i carcinomi cutanei, è la neoplasia più diagnosticata nelle donne, in cui circa un tumore maligno ogni tre (28%) è un tumore mammario – precisa Pompili - Si stima che nel 2017 verranno diagnosticati in Italia circa 50.000 nuovi casi di carcinomi della mammella. Nel 2014 il carcinoma mammario ha rappresentato la prima causa di morte per tumore nelle donne, con 12.201 decessi (fonte ISTAT). Dalla fine degli anni Novanta si osserva una continua tendenza alla diminuzione della mortalità per carcinoma mammario (-2,2%/anno), attribuibile a maggiore diffusione dei programmi di diagnosi precoce e quindi all'anticipazione diagnostica ed anche ai progressi terapeutici”.

“Prevenzione è salute. Ancora oggi troppo spesso per la politica e le istituzioni il tema della salute è sinonimo di ospedale, quando invece il benessere e prendersi cura delle persone deve coincidere sempre più con la cultura della prevenzione – afferma il segretario provinciale Pd Gostoli – Più in generale l’Organizzazione mondale della sanità (Oms) dimostra, infatti, che anche l’80% delle malattie cardiache, ictus, diabete di tipo 2 e almeno un terzo di cancro si possono prevenire. Investire sulla prevenzione è importante per ridurre il carico di malattie domani, quelle prevedibili, anche per un welfare più sostenibile”

Infine, tornando allo screening della mammella Pompili aggiunge: “La sopravvivenza dopo la diagnosi di tumore è uno dei principali indicatori che permette di valutare l’efficacia del sistema sanitario nei confronti della patologia tumorale. La sopravvivenza infatti è fortemente influenzata dalla prevenzione secondaria e dalla terapia. I dati italiani di sopravvivenza relativa a 5 anni per una diagnosi di Tumore della Mammella a partire dal triennio 1990-1992 fino al triennio 2007-2010 suggeriscono un importante incremento di sopravvivenza dal 78 all’87%, con dati che superano le sopravvivenze europee. Complessivamente in Italia vivono quasi 700.000 donne che hanno avuto una diagnosi di Tumore della Mammella pari al 41% di tutte le donne che convivono con una pregressa diagnosi di tumore e pari al 23% di tutti i casi prevalenti (uomini e donne). L’importante aumento di sopravvivenza a cui abbiamo assistito negli ultimi anni è dovuto a diverse variabili, tra cui l’anticipazione diagnostica (legata agli screening) e il miglioramento delle terapie”.  

Sdradicare la povertà. A Pesaro il Pd incontra la Caritas

Un focus sul tema della povertà. Un cammino intrapreso da qualche settimana dal circolo Pd "Centro Mare" di Pesaro con una serie di incontri di approfondimento promossi dal segretario di circolo Luca Storoni. Ieri c'è stato un incontro con i responsabili della Caritas e poi una cena alla mensa dei poveri con la presenza del segretario provinciale, Giovanni Gostoli, e l'Assessore ai servizi sociali del comune di Pesaro, Sara Mengucci

Il segretario provinciale dem, Giovanni Gostoli, su facebook ha scritto:

Incontro poi cena alla mensa della Caritas a Pesaro.
La generosità di queste realtà è meravigliosa. Un impegno prezioso di cui bisogna essere grati, perché costruiscono una comunità più solidale e quindi migliore per tutti. Siamo stati qui per ascoltare, capire e confrontarsi insieme sulle cose fatte e da fare sul tema della povertà. 
Proprio oggi è stata presentata una proposta di legge del Partito Democratico per rafforzare uno strumento che già c’è: il Reddito d’inclusione. È la prima misura italiana di protezione delle persone e contrasto alla povertà. Una rete di sicurezza per tutti i cittadini che vivono o potrebbero affrontare un periodo di difficoltà.
È possibile azzerare in poco tempo la “povertà assoluta” investendo più risorse nel Reddito di inclusione. Proponiamo di raddoppiare subito le risorse dai 3 miliardi attuali ai 6 miliardi di euro, allargare la platea dei beneficiari e arrivare a più persone, aumentare l’assegno economico, implementare i servizi sociali alla persona. Al fine, da un lato, di sostenere economicamente chi è in difficoltà e, dall’altro, dare una mano a rialzarsi e trovare un nuovo percorso lavorativo.
Da qui deve ripartire il Pd.
Dai più deboli, dalla gente che non arriva a fine mese, dal ceto medio provato da una lunga crisi economica, dai giovani precari sfruttati, dai lavoratori autonomi a volte dimenticati, dai piccoli imprenditori prigionieri della burocrazia.
L’impegno a ridurre le diseguaglianze, non solo quelle di reddito, è un obiettivo contenuto anche nei punti di Agenda 2030. 

SRADICARE LA POVERTA' - LA NOSTRA PROPOSTA PER POTENZIARE ED ESTENDERE IL REDDITO DI INCLUSIONE

http://deputatipd.it/blog/sradicare-la-povertà

I RISULTATI SUL REDDITO DI INCLUSIONE NELLA SCORSA LEGISLATURA.

A fine 2017 l’Italia si è dotata della prima misura nazionale di carattere strutturale per il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale nella storia repubblicana.

Il Reddito di inclusione è in vigore dal 1 gennaio 2018, ma il percorso dei governi a guida Pd sul contrasto alla povertà inizia prima.

Già con la legge di bilancio per il 2016, il governo Renzi ha stanziato 1 miliardo di risorse strutturali per la sperimentazione del Sia (Sostegno per l’inclusione attiva), l’antesignano del Reddito di inclusione su cui è stata condotta la prima sperimentazione, e ha fatto partire (con un collegato alla Legge di bilancio) il percorso della legge delega che ha portato al Reddito di inclusione.

Un percorso graduale quindi ma l’opposto di quello proposto dal governo Conte.

5 Stelle e Lega promettono due miliardi per un fantomatico rafforzamento dei centri per l’impiego, poi si vedrà. Il nostro governo ha stanziato subito 1 miliardo strutturale per la garanzia del reddito delle famiglie sotto la soglia di povertà (privilegiando inizialmente quelle con minori a carico) e ha creato la cornice legislativa unica dove sarebbero poi confluite le risorse ulteriori stanziate con le leggi di bilancio per il 2017 e per il 2018.

Un disegno organico fin dall’inizio che si è poi arricchito di ulteriori miliardi (sempre strutturali) e strumenti attuativi.

Dal 1 luglio 2018, con il venir meno dei requisiti familiari (figli minori, gravidanza, disabilità, ecc.) il Reddito di inclusione diventa compiutamente universale in linea con il suo disegno originario. L’unico requisito per accedervi è quello di essere al di sotto di una soglia di reddito e patrimonio.

Nello specifico, il reddito di inclusione si articola in due strumenti.

1.      Sostegno al reddito: un beneficio economico erogato mensilmente attraverso una carta di pagamento elettronica (Carta Rei) sulla base del numero dei componenti del nucleo familiare.

2.      Servizi alla famiglia: un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa predisposto con il supporto dei servizi sociali del comune che operano in rete con gli altri servizi territoriali e con il terzo settore.

ECCO IL CONTENUTO DELLA NOSTRA PROPOSTA PER POTENZIARE ED ESTENDERE IL REDDITO DI INCLUSIONE.

Come detto, dal 1 luglio 2018 il Rei diventa compiutamente universale, dando un reddito e servizi a 700 mila famiglie (2,5 milioni di individui) in condizioni di fragilità sociale. Si tratta di un risultato storico per il nostro stato sociale. Ma secondo le stime Istat, anche per via delle ferite della crisi economica che non si sono ancora rimarginate nonostante la ripresa degli ultimi anni, le famiglie sotto la soglia di povertà in Italia sono ancora di più. Per questo proponiamo di stanziare 3 miliardi di euro annui dal 2019, raddoppiando le risorse a disposizione del Fondo povertà. Il numero di famiglie beneficiarie del Rei sarebbe così esteso a circa 1 milione e 400 mila, raggiungendo tutti gli individui in condizione di povertà secondo l’Istat.

La nostra proposta di legge non si limita a estendere la platea dei beneficiari, ma incrementa gli importi del beneficio economico del Rei agendo su diverse leve: (I) l’aumento del beneficio economico da 3.000 a 4.000 euro; (II) l’eliminazione del parametro per cui tale valore è moltiplicato, a oggi, in sede di prima applicazione, al 75%; (III) l’innalzamento del massimale del beneficio economico erogabile dal 110 al 150% dell’assegno sociale. A titolo d’esempio, il combinato disposto di questi interventi porterebbe l’importo del beneficio per una famiglia con figli a un ammontare pari a 750 euro. Proponiamo inoltre di rendere più generoso il beneficio anche nella sua continuità per chi persiste in condizioni di bisogno. Attualmente, dopo 18 mesi di fruizione, il sostegno è rinnovabile per ulteriori 12 mesi solo dopo che ne siano trascorsi 6; la nostra proposta di legge riduce da 6 a 2 mesi il periodo di sospensione necessario ai fini del rinnovo.

Per favorire l’occupabilità dei beneficiari del Rei e il loro reinserimento lavorativo, la nostra proposta consente loro di accedere all’assegno di ricollocazione previsto dal Jobs act, anche se non in possesso dei requisiti normalmente richiesti (permanenza in Naspi e stato di disoccupazione di durata non inferiore a quattro mesi). Inoltre, in caso di successo occupazionale, l’importo dell’assegno di ricollocazione per questi soggetti è raddoppiato, a parità di altre condizioni. La nostra proposta innalza anche la quota del Fondo povertà destinata al rafforzamento degli interventi e dei servizi sociali, e consente l’assunzione di nuovi contingenti di assistenti sociali da parte dei comuni in deroga ai vincoli alle assunzioni previsti dalla legislazione vigente. Perché il Rei è innanzitutto uno strumento di attivazione sociale e lavorativa, non un mero trasferimento di carattere assistenziale.

“Vogliamo portare il Bes nelle politiche locali”

Alla “prima” del Dipartimento Bes, tanti iscritti e simpatizzanti e gli interventi di Speroni, Ricci e Marchegiani

L’avvio del dipartimento provinciale del Partito Democratico, dedicato al Benessere Equo Sostenibile, ha visto la Sala Rossa del Comune di Pesaro affollata di iscritti e simpatizzanti, con interesse registrato anche da rappresentanti di alcune sigle sindacali e della cooperazione sociale. È intervenuto Donato Speroni del segretariato Asvis, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile guidata dall’ex ministro Enrico Giovannini. Presenti, con interventi dedicati ai rispettivi piani strategici comunali, il sindaco di Pesaro Matteo Ricci e il vicesindaco di Fano Stefano Marchegiani. Pierpaolo Bellucci, neo-responsabile del dipartimento Bes, ha introdotto la tavola rotonda parlando delle “necessità di portare un nuovo metodo di pianificazione amministrativa, cogliendo il secondo semestre del 2018 come un arco di tempo propizio a costruire i programmi amministrativi per il prossimo quinquennio, con il denominatore comune della sostenibilità e della continua tensione alla misurazione e rendicontazione dei risultati raggiunti”.

Il segretario provinciale PD Giovanni Gostoli, nelle conclusioni, ha dato la cifra politica del Bes nella programmazione delle prossime sfide locali: “Avviamo questo dipartimento nel cinquantesimo anniversario dell’assassinio di Bob Kennedy. Un grande democratico, punto di riferimento per tante generazioni, colui che per primo poco prima di morire aveva spinto la società ad andare oltre il Pil che misura tutto ma non ciò che rende la vita degna di essere vissuta”. Poi la sfida che coinvolge l’Anci: “Il Bes non supera, ma integra il Pil. Insieme agli indicatori economici, il benessere di una comunità si misura attraverso aspetti sociali, ambientali e di sostenibilità intesa a 360 gradi. In questi anni, a livello nazionale e internazionale, sono stati fatti passi avanti importanti sui temi cruciali dello sviluppo sostenibile: adesso serve fare di più, dando vita ad un percorso capace di calare il Bes nella prassi amministrativa dei Comuni. L’idea è semplice e ambiziosa: se il Bes dal 2016 è diventato punto di riferimento per Governo e Parlamento nella stesura del Documento di economia e finanza (Def), perché non impegnarsi affinchè diventi punto di riferimento per pianificare le politiche strategiche su scala comunale? È una proposta sulla quale - nelle Marche e in Italia - deve lavorare anzitutto l’Anci”. Infine, la linea politica per i prossimi mesi: “Nel frattempo investiremo tutte le nostre energie per costruire idee e proposte, orientate dagli indicatori del Bes, in vista delle Amministrative 2019. Priorità nelle quali vogliamo offrire ai sindaci una visione e un impegno comune sulle cose concrete da fare nei propri Comuni, orientate alla crescita del benessere dell’intero territorio provinciale”.

Lo scorso 14 giugno è stato pubblicato l’aggiornamento su scala provinciale dell’ultimo rapporto Istat sul Bes 2017, con i dati di tutte le 110 province italiane. Pesaro e Urbino, nel complesso, si attesta lievemente al di sopra della media nazionale. Ci sono luci e ombre, tante criticità e disuguaglianze prodotte dalla crisi economica, sulle quali serve uno sforzo più intenso da parte di chi amministra: “Il PD nazionale – conclude Gostoli - per ripartire deve costruire un nuovo progetto politico basato sulla metodologia del Bes e le sfide dell’Agenda 2030 dell’Onu. Per una forza che vuole tornare a immaginare il futuro di un Paese incentrato sullo sviluppo sostenibile, i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 offrono uno straordinario quadro concettuale solido e utile a migliorare la qualità della vita delle comunità”.

Il Benessere Equo Sostenibile è un cruscotto di indicatori statistici coniato dall’Istat nel 2013. Dal 2017 è parte integrante del Documento di Economia e Finanza (Def). A livello internazionale, il Bes si coniuga con il percorso pedagogico di sviluppo sostenibile avviato dall’Agenda 2030 dell’Onu.

Maggiori informazioni sulla pagina Facebook “Benessere Equo Sostenibile PD PU” (fb.com/bespdpu).

 

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