Provincia

"START UP" con Marco De Rossi, Giovanni Iozzia e Salvo Mizzi


Le "Start up" sono la culla di quei processi di base che faranno di un piccola impresa una grande impresa.

Marco De Rossi
23 anni, imprenditore si occupa di iniziative d'impatto sociale e culturale che vivono su Internet. Ha creato nel 2004 una scuola gratuita online aperta a tutti, http://www.oilproject.org/ dove chiunque può condividere le sue conoscenze. Tutto gratuitamente.

Giovanni Iozzia
da http://www.panorama.it/autore/Giovanni-Iozzia
Ho lavorato in quotidiani, settimanali e mensili prevalentemente di area economica. Sono stato direttore di Capital (RcsEditore) dal 2002 al 2005, vicedirettore di Chi dal 2005 al 2009 e condirettore di PanoramaEcomomy, il settimanale economico del gruppo Mondadori, dal 2009 al maggio 2012. Attualmente scrivo su Panorama, panorama.it, Libero e Corriere delle Comunicazioni. E rifletto sulle magnifiche sorti progressive del giornalismo e dell’editoria diffusa.
Se avete voglia di leggermi, eccomi su Facebook
Su Twitter mi trovate come @gioiozzia [Giovanni Iozzia]

Salvo Mizzi
In Telecom Italia dal 2007, Salvo Mizzi è stato tra i pionieri di Internet in Italia, prima come direttore creativo di alcune grandi sigle dell’advertising, poi come startupper.
Nel 2000 ha fondato e lanciato la prima web-tv italiana, My-Tv, sperimentando ante litteram tutte le potenzialità espressive e tecnologiche del web.
In Telecom Italia è stato responsabile digital services, digital communication e nel 2009 ha ideato Working Capital, il progetto di talent scouting e supporto alle start up oggi tra le maggiori innovation community del nostro paese.
Dallo scorso anno è responsabile Working Capital Accelerator Telecom Italia e Corporate Fellow Telecom Italia nella Kauffman Society, il maggiore programma internazionale dedicato alla cultura e alla finanza per l’innovazione, al global networking e alla creazione di nuove imprese tecnologiche.
da http://www.romastartup.it/board-salvo-mizzi/
http://www.workingcapital.telecomitalia.it/

Redazione web Festa Pesaro

“Dal Congresso usciranno le parole per raccontare chi siamo”. Gianni Cuperlo a Festa Pesaro


© ph. Luca Toni

Ricollocare sull’orizzonte politico l’idea di una società più giusta, non soltanto più efficiente. Questa la concezione che sottende alla scelta di Gianni Cuperlo, 52 anni, la maggior parte dei quali dedicati all’impegno politico dentro la Sinistra, di candidarsi alla Segreteria nazionale del partito.

Di fronte ad una platea che lo ha calorosamente accolto, sollecitato e a tratti incalzato dalle domande di Luigi Luminati, caporedattore del Resto del Carlino di Pesaro, Cuperlo ha descritto le ragioni della sua decisione partendo dalla dolorosa non vittoria alle scorse politiche, riconoscendo tuttavia a Bersani coerenza e coraggio per aver cercato di non sciupare l’occasione di far lavorare “il parlamento più rinnovato e femminile della storia della Repubblica”, e arrivando fino alla necessità di riprendere la discussione su quale sia l’identità attuale del Partito Democratico e sugli interessi che esso intende rappresentare e promuovere nello scenario politico interno, europeo e internazionale.


© ph. Luca Toni
Ha criticato il rigore e l’austerità imposta dalle politiche europee, denunciando la crisi del modello economico, frutto del pensiero della Destra, che ha guidato l’agire politico mondiale per decenni facendo di una teoria economica il dogma da seguire, rovesciando i rapporti di forza tra economia e politica, modificando il giudizio morale sulla disuguaglianza. Da qui l’appello al Centrosinistra a ripartire rimettendo al centro della sua elaborazione politica la realtà della vita delle persone, con tutte le loro difficoltà e i loro problemi, a reagire alle politiche di tagli alla spesa pubblica che hanno minato scuola e welfare avendo il coraggio di incidere su privilegi non più tollerabili - doppi incarichi, superstipendi e pensioni d’oro - con interventi ispirati ad un principio di equità che per Cuperlo è sinonimo di giustizia.


© ph. Luca Toni
Non resta il tempo di parlare dei suoi contendenti alla Segreteria , argomento che certamente non interessa la platea, rapita dal flusso delle parole di un uomo che sente profondamente il legame con la Sinistra e il senso di appartenenza ad essa, che sul congresso invita a una discussione sincera in cui dibattere dell’assetto interno al partito e dell’idea di Paese che si vuole realizzare, esortando a non confondere i piani perché “non ci sono né avversari né nemici fra le piattaforme in campo: gli avversari sono quelli che stanno dall’altra parte mentre i nemici in politica non esistono, esiste soltanto il confronto franco e aperto” cui Cuperlo di certo non si sottrae.

Redazione web Festa Pesaro

Foto © ph. Luca Toni

“E’ tempo di crederci” Intervista esclusiva a Gianni Cuperlo a Festa Pesaro

“Il Pd che vorrei? Rinnovato e aperto, che torni ad essere prima di tutto un “insieme”

 

“Si illude chi pensa di allargare il consenso lasciando sbiadire le proprie convinzioni  o strizzando l’occhio alla destra”

 

di Marina Druda

 

 Gianni Cuperlo, nato a Trieste nel 1961, è un dirigente di punta del Pd. Giovanissimo, si iscrisse alla Fgci. Laureato al Dams di Bologna, alla fine degli anni 80 ha lavorato alla direzione del Pds, ha collaborato con Massimo D’Alema; dal 2001 al 2006 ha fatto parte della segreteria nazionale dei Ds come responsabile della comunicazione politica. È deputato dal 2006 e dal 2010 è presidente del Centro studi del Pd. A maggio 2013 ha ufficializzato la sua candidatura a segretario del Pd quando ci saranno le primarie.

 

Alle 19 di oggi 4 settembre, Gianni Cuperlo salirà sul palco di piazzale Collenuccio, per rispondere alle domande di Luigi Luminati, caposervizio del Resto del Carlino di Pesaro .

 

Di seguito, l’intervista esclusiva per il sito web della festa nazionale tematica della comunicazione  di Pesaro che Gianni Cuperlo ci ha concesso.

 

È opinione conclamata che la campagna elettorale di Bersani non ha funzionato. Lei, su quali temi e su quali messaggi, intende impostare la sua?

Le sconfitte elettorali son fatte di tante cose. Pensarle figlie di campagne sbagliate è forse consolatorio, ma sempre sbagliato. La verità è che anche di fronte all’immagine impresentabile di una destra in disarmo e nonostante la credibilità di un leader come Bersani, la solidità e l’onestà della nostra proposta, una maggioranza non si è fidata di noi. Se non si comprende che una sconfitta così ha radici ben più profonde, di uno slogan poco felice, allora non si troverà la forza di cambiare tutto quel che c’è da cambiare. Ed è tanto, a partire dalla difficoltà di condivisione di sentimenti e destini con il mondo che ci candidiamo a rappresentare.

Poi, comunque, credo che la sfida di guidare un partito sia diversa da quella per il governo del Paese e non avrebbe senso fare confronti. Dirò di più: confondere e identificare i due piani, quello delle istituzioni, del governo e quello del partito è una delle deformazioni che ci hanno impedito, negli anni, di leggere a fondo la società italiana e di proteggere la nostra democrazia come avrebbe meritato. Molta dell’antipolitica di oggi nasce da qui. Per questo propongo, tra l’altro, l’eliminazione dei doppi e tripli incarichi.

 

Quali sono i punti più qualificanti del suo documento dal titolo “È tempo di crederci”?
In quegli appunti, che non sono ancora una piattaforma programmatica, ho cercato di raccogliere le mie idee su come uscire dalla crisi, che è crisi del modello sociale ed economico delle destre, e ricollocare il progetto del PD e della sinistra in un tempo nuovo, dove tutto è cambiato, persino il modo di pensare, le relazioni tra le persone; un tempo segnato da conflitti drammatici ma anche da grandiose opportunità. Dobbiamo farlo rompendo come un guscio rendite e consorterie, ma anche stereotipi duri a morire che hanno bloccato anche la nostra parte, come quello terribile e sbagliato, che questo sia un Paese non riformabile e persino ingovernabile. Dobbiamo farlo ‘credendo’ nell’Italia, ma anche investendo davvero su un partito rinnovato e aperto, che torni ad essere prima di tutto un ‘insieme’ che condivide identità, valori, sentimenti. Solo così si riesce a cementare un intero popolo attorno a un’idea di Paese e di futuro.

 

Sempre nel suo documento parla della “nostra gente” che nonostante rabbia e delusione continua a seguirci. Ma come si possono recuperare gli oltre tre milioni di elettori che il Pd ha perso dal 2009 ad oggi? E non soltanto quelli indifferenti alla politica perché “Vivono sulla propria pelle il dramma della crisi”?

Dobbiamo dare risposte a chi ha avuto fede in una cultura, in un progetto politico, in un partito e che di fronte agli avvenimenti degli ultimi mesi è smarrito, sfiduciato. Al tempo stesso dobbiamo allargare i consensi tra coloro, e sono tanti, che la crisi ha colpito più duramente, ma che non si sono arresi: disoccupati, imprenditori, giovani, volontari e attivisti dei movimenti. Tutti coloro che finora non hanno visto in noi una proposta abbastanza convincente. Per certi versi potremmo parlare di due ‘popoli’ diversi, con interessi e obiettivi apparentemente divergenti. Qui sta dunque la sfida per noi: parlare a tutti, ma la nostra lingua che è quella del valore morale e sociale del lavoro, del merito unito all’uguaglianza, della modernità che non fa strame della giustizia sociale, della solidarietà che non si baratta con la beneficienza. Mi piace parlare di “rivoluzione della dignità”, di diritti universali per tutti. L’ho già detto: si illude chi pensa di allargare il consenso lasciando sbiadire le proprie convinzioni o strizzando l’occhio alla destra. C’è bisogno di radicalità, di coerenze, di dire con chiarezza chi siamo e per chi siamo. Spero che il congresso discuta di tutto questo.

 

Alcuni elettori sono dell’opinione che sarebbe bene separare la figura del segretario del partito da quella del leader, per meglio svolgere i due ruoli. Come potrebbe essere spiegato agli elettori questo cambio di regole in corsa?

Questa è, fin dall’inizio, una delle mie proposte. Non si tratta di una banale questione statutaria. Su questo piano si confrontano due idee radicalmente diverse di partito politico. Da una parte il partito concepito come un comitato elettorale permanente che in ogni sua articolazione territoriale ‘serve’ il leader di turno, il quale vive la responsabilità nel partito come il trampolino verso l’obiettivo vero, l’unico che conti: il governo. Dall’altra parte c’è un’idea di partito come comunità, come popolo di decisori della politica, portatore di un senso comune, creatore di contenuti e di consenso, capace di confronto dialettico e di autonomia nei confronti del governo. Tutto questo è possibile solo se dirigere un partito, a ogni livello, smette di essere una corvée in attesa di una candidatura nelle istituzioni e torna ad appassionare. Se chi si candida a guidare il partito lo fa perché intende dedicare tutte le proprie energie a quel compito. Se la scelta di prendere una tessera torna ad avere un valore oltre la selezione dei dirigenti. Dobbiamo ripensare l’ascolto, i luoghi del confronto politico (quelli fisici e quelli della Rete), tornare a investire nei circoli, soprattutto in termini di risorse economiche.

Poi, a voler esser pignoli, l’identificazione tra segretario del partito e candidato premier è già stata superata nell’ultimo congresso. Allora sì, fu un cambio in corsa e avvenne grazie alla generosità dell’allora segretario Pier Luigi Bersani che consentì in questo modo a Matteo Renzi di correre per la premiership.  

Redazione web Festa Pesaro

Urbino Capitale Europea della Cultura 2019


© ph. Luca Toni
Andrea Aromatico, noto giornalista e scrittore, ha introdotto il dibattito odierno dal titolo “Cultura e Turismo – Urbino capitale europea della cultura 2019”. E lo ha fatto con grande carisma e concretezza, definendo la candidatura della nostra città capoluogo come “un’opportunità per coalizzarci e lanciare qualcosa d’immenso”.

Nella storia, i periodi più prosperi hanno sempre registrato elevati investimenti in cultura. Carlo Levi definiva le parole come pietre: questo avrebbe dovuto prevederlo Tremonti quando, nell’inaugurare il suo dicastero, ha affermato che “la cultura non si mangia”; conseguenza logica di ciò è stata che negli ultimi anni il nostro Paese è sprofondato al 126° posto a livello di consumo di prodotti culturali.


© ph. Luca Toni

Il decreto cultura varato dal governo Letta un paio di giorni fa potrebbe essere un primo passo verso un possibile cambiamento.

Vittoriano Solazzi, presidente dell’assemblea legislativa regionale, ha affermato che candidando la città di Urbino la Regione ha colto un’opportunità; la nostra regione, pur essendo ricca nell’offerta turistica e pur possedendo risorse culturali straordinarie, deve focalizzarsi sulla comunicazione e sulla promozione.

Sappiamo infatti quanto sia fondamentale la comunicazione nella nostra società, intesa come “mezzo per farsi conoscere”.

Franco Corbucci, sindaco di Urbino, ha ricordato che la sua città sta vivendo la candidatura come “capofila di un territorio”, la stessa Regione ha prontamente prestato la sua collaborazione, ma fondamentale sarà la ricerca.


© ph. Luca Toni
Elemento – quest’ultimo – confermato anche da Vilberto Stocchi, prorettore dell’ateneo urbinate, il quale ha affermato che se nel 1992 nella ricerca veniva investito l’1,36% del PIL, oggi la percentuale si è ridotta al solo 0,69%.

La ricerca è però il vero motore, l’università si interessa di formare i caratteri e le personalità, fare cultura significa educare le nuove generazioni ad affrontare i problemi.

“Dobbiamo fare squadra, sinergia – ha concluso Stocchi – è questa l’unica possibilità che abbiamo per cambiare il futuro”.

Redazione web Festa Pesaro
Foto © ph. Luca Toni

La televisione, regina dei mass media


© ph. Luca Toni

La televisione non perde il suo appeal. Nonostante il boom dei social network, è il piccolo schermo a confermarsi re dei mass media, almeno per quanto riguarda il consumo che ne fanno gli abitanti del Bel Paese. Stando infatti ai dati più recenti, gli italiani spendono mediamente 5 ore della propria giornata davanti alla televisione, mentre l’utilizzo quotidiano di internet è di solo un’ora e 28 minuti. Praticamente un terzo di quello televisivo. Questo rende il piccolo schermo ancora il principale strumento di comunicazione e informazione pubblica. Un mezzo che gioca un ruolo fondamentale nel raccontare la realtà. A Festa Pesaro se ne è parlato con il responsabile nazionale Cultura e Comunicazione del Partito Democratico Antonio Funiciello, l’ex segretario nazionale del Pd Walter Veltroni, la regista e autrice televisiva Simona Ercolani e il direttore del tg di La7 Enrico Mentana, che ha subito offerto il suo punto di vista alle tantissime persone che ieri affollavano piazzale Collenuccio.


© ph. Luca Toni

“La centralità della televisione – racconta Mentana – non è mai stata messa in discussione. Chi ritiene che i social network possano decretare la fine del piccolo schermo fa una fuga in avanti. La tv è ancora il principale mezzo di comunicazione di massa, ma non credo che possa influenzare i gusti politici degli italiani. Berlusconi, ad esempio, non è solo un fenomeno televisivo. Piuttosto abbiamo a che fare con una questione più rilevante: la fame dei politici di apparire in tv, di vedere appagata la propria vanità”. Tante, troppe, inoltre, sono le informazioni a cui gli italiani hanno quotidianamente accesso.


© ph. Luca Toni

“Tutti parliamo di tutto, non importa con che competenza o accuratezza. Sappiamo tante cose – commenta Veltroni – ma in maniera superficiale. Abbiamo accesso ad una miriade di notizie, ma spesso veicolate in modo poco approfondito. E la velocità con cui girano le informazioni produce una conseguenza: ci si dimentica in fretta di quello che accade. Le notizie sono spesso strillate o guidate dall’emotività. Il terrorismo, il millenium bug, le malattie: c’è la paura dietro tutto questo. E la paura stimola l’istinto all’autoconservazione, l’egoismo, la chiusura in se stessi. Internet? Non credo ucciderà la tv, probabilmente si verrà a creare un equilibrio fra vecchi e nuovi media. Ma bisogna stare attenti: mentre sul piccolo schermo i contenuti sono in buona parte mediati e veicolati da professionisti dell’informazione, in Rete circola una quantità mostruosa di balle. Alcune messe lì solo per dare fastidio o creare confusione. Ed è alla profondità e alla verità delle cose che si deve tendere”.

Redazione web Festa Pesaro
Foto© ph. Luca Toni

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