Provincia

No alla giustizia fai da te, riforme e proposte del Ministro Orlando

Continua la sfilata di politici sul palco dell’area dibattiti di Festa Pesaro. Dopo i confronti dei primi giorni è arrivato il turno del Ministro della giustizia Andrea Orlando che, intervistato da Marco Conti de Il Messaggero ha parlato di immigrazione, legge elettorale, Ius Soli e del futuro del Partito.

Il primo tema toccato dal Ministro è la ‘giustizia fai da te’ che riguarda tutti i cittadini che invece di rivolgersi alla legge decidono di farsi giustizia da soli. Esempio degli ultimi giorno, l’episodio accaduto alla periferia di Roma, dove un gruppo di residenti ha affrontato i migranti ospiti del centro d’accoglienza. “Quella non è ‘giustizia fai da te‘, quello è un reato perché nessun cittadino può violare un’altra persona di qualsiasi etnia e nazionalità sia. Sta tornando un fascismo nella cultura del nostro Paese non giustificato dai flussi migratori. Non credo sia in questione la tenuta democratica del Paese per pochi immigrati rispetto al numero dei nostri abitanti. Non cediamo alla narrazione dell'emergenza perché altrimenti noi creiamo le condizioni per consentire a chi vuole rifondare i fascismi di speculare”. Quello che è successo alla periferia di Roma è solo uno degli episodi raccontati negli ultimi giorni, sono tanti i problemi che girano intorno al tema dei migranti come ad esempio l’assegnazione degli edifici confiscati alla mafia agli immigrati. “La legge dice che i beni confiscati devono avere un riutilizzo sociale, io sono d’accordo”.

Mancano poco più di 200 giorni alla fine della legislatura ma sono ancora tanti gli impegni che il Governo deve affrontare. “La riforma dei sistemi penitenziari, il codice anti mafia, la riforma della legge fallimentare che è ferma al 1942”. E poi lo Ius Soli e la legge elettorale. “Se c’è la volontà c’è il tempo. Lo Ius Soli è una legge importantissima e di civiltà. Conviene anche ai cittadini avere nel proprio Paese delle persone che abbiano diritti ma soprattutto doveri nei confronti degli altri”. Quanto alla legge elettorale: “Dobbiamo fare qualcosa, non posiamo essere il partito che ha promesso la terza Repubblica e poi consegnare agli italiani la prima, in più senza partiti. Non dobbiamo rassegnarci a questa legge elettorale, occorre unire le forze, lavorare, discutere di un Mattarellum modificato, di una legge di maggioranza. Va pensata una legge che convenga al nostro paese. Ma per fare questo occorre unità: il Pd deve essere unito nei confronti di tutti, quelli che non ci stanno si faranno fuori da soli. Ma chi si chiama fuori deve prendersi la responsabilità di voler far vincere la destra. Loro ci metteranno molto meno a ricompattarsi”.  Una battuta anche sui vitalizzi, è giusto il ricalcolo? “Penso che il lavoro del parlamentare non debba essere svalutato, io avrei preferito che venisse messo un tetto massimo. Il rischio è quello di creare un precedente e in futuro il ricalcolo potrebbe riguardare anche le classi più deboli come ad esempio i pensionati, vorrei evitarlo”.

Sul caso Sicilia: “È una realtà storicamente complicata, una partita in salita. Anche in questo caso è necessario unire le forze perché per battere la destra occorre spaccarla e prendere quello che può essere funzionale al nostro disegno politico”.

Il Ministro Orlando ha anche parlato della ripresa del nostro Paese: “Ci sono numeri positivi per la manovra, ma la ripresa non è omogenea cioè non colpisce tutte le generazioni e le categorie allo stesso modo. Abbiamo fatto passi significativi, in questi giorni sono stati varati ulteriori strumenti per la lotta alla povertà. Dobbiamo dare un segnale forte alle nuove generazioni, puntare sulla politica industriale e sbloccare il turnover nella Pubblica Amministrazione”.

Per concludere una battuta su Matteo Renzi che ha annunciato la sua partecipazione a Festa Pesaro domenica mattina. “Quando Renzi scenderà dal treno che lo porterà in giro per l’Italia dovrà avere assimilato le idee e le esperienze di tutti, il suo viaggio non deve essere un monologo”.

Monica Generali

Redazione Web

 

Dai territori e dai comuni tanta energia locale per l'Italia

Dopo la discussione con il Ministro Minniti sui temi legati all’immigrazione, all’area dibattiti di Festa Pesaro si parla della situazione dei comuni italiani che rappresentano un punto di riferimento politico fondamentale per i cittadini. Gli ospiti della serata sono Alessia Morani,Federico Borgnia,sindaco di Cuneo,Massimo Castelli,sindaco di Cerignale e Luigi Marattin, consigliere economico di Palazzo Chigi. 

Si parte con Alessia Morani che viene sollecitata dal conduttore sui fatti di Piazza Indipendenza di Roma e sull’immigrazione “ Lo stabile era occupato dal 2013, però la risposta violenta degli agenti è da condannare perché questi episodi non fanno altro che accrescere il clima di tensione sociale. C’è bisogno di dare una lettura più ampia della vicenda sottolineando le responsabilità del Campidoglio che non è stato in grado di trovare una soluzione alternativa a quello stabile”. Sulla sicurezza  la deputata pesarese si colloca sullo stesso piano del Ministro Minniti ” Non è un tema di destra o sinistra, è questione di buon senso. La solidarietà è strettamente legata al rigore e al rispetto delle regole. E’ più facile soffiare sulla paura degli italiani, mentre è più difficile governare i flussi migratori. Il tempo sarà galantuomo e penso che le politiche degli ultimi mesi produrrano ottimi risultati”. Luigi Benelli chiama in causa Marattin che fornisce al pubblico presente un quadro generale sulla condizione dei comuni cercando di portare alla luce i tanti miglioramenti apportati dal Governo Renzi su questo fronte” Abbiamo iniziato il nostro percorso in un quadro durissimo in seguito a scelte pesanti che hanno indebolito il ruolo dei Comuni; dal 2010 al 2015 sono stati tagliati 8.430 miliardi di euro e dal 2004 al 2014 gli investimenti comunali si sono dimezzati anche per colpa del Patto di Stabilità che ha bloccato risorse utili per i cittadini.” Prosegue Marattin” Il Governo Renzi ha partecipato all’era dei tagli solamente per finanziare la norma degli 80€, ma dal poi abbiamo assistito ad una sostanziale inversione di tendenza  a partire dalla rottamazione del Patto di Stabilità interno, stanziamento di maggiori risorse. Abbiamo introdotto altre novità come l’obbligo di presentare il bilancio di prevesione entro il 31 marzo per consentire una maggiore programmazione degli investimenti cercando di elaborare un modello di federalismo che sappia coniugare autonomia e responsabilità”.  Interviene nel dibattito Massimo Castelli, sindaco di Cerignale, che porta l’esperienza di un piccolo comune mettendo sul piatto anche proposte interessanti per la tutela di territorio” I piccoli comuni,ossia quelli sotto i 5000 abitanti, rappresentano l’80% di tutti comuni e contano 12 milioni di abitanti. Nei prossimi mesi avanzeremo due proposte al Governo che riguardano lo sblocco del 100% del turn over per i piccoli comuni e di inserire nel Fondo di Solidarietà criteri di estensione territoriale.  Per affrontare questa fasedelicata è necessaria una collaborazione tra i Comuni ripensando un modello di sviluppo che tuteli i nostri borghi storici e tenga conto dell’importanza delle aree interne come fattore di tenuta sociale”. Termina il primo giro di domande Federico Borgnia, sindaco di Cuneo, eletto alle ultime amministrative al primo turno come leader di un’alleanza aperta e civica “ I cittadini avvertono il Comune come lo Stato ed il nostro obiettivo è quello di ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni.

Con il Governo Renzi sono state compiute scelte importanti come la possibilità ai Comuni di programmare gli investimenti con maggior serenità, l’elimanzione di vincoli burocratici assurdi per un federalismo positivo e lo sblocco del turn over che garantisce più personale con un’età media più bassa e aperto alle innovazioni”. Il dibattito si chiude con un flash rapido concesso agli ospiti presenti sul palco. Castelli “In futuro rafforzeremo un modello organizzativo di contaminazione tra comuni per ceare condizioni di crescita e tutela dei servizi”. Borgnia” A Cuneo abbiamo vinto con un’alleanza ampia con sensibilità di centro e sinistra che può diventare un modello nazionale”. Marattin” Dopo il 4 dicembre dobbiamo affrontare il tema delle Province che pretendono risorse per non abbassare la qualità dei servizi e spingere sull’acceleratore delle fusioni con le opportunità che esse comportano” Chiude Morani” Questa legislatura è nata in un quadro economico drammatico, lasciamo un Paese migliore che ha ricominciato a crescere anche se ancora tanto è da fare soprattutto sul fronte della lottà alla povertà”

Gianluca Vichi

Redazione Web

Migranti, sicurezza e Ius Soli: a Pesaro l’incontro con il Ministro Minniti

Festa Pesaro entra nel vivo ogni giorno di più con tanti temi e approfondimenti legati all’attualità. Ospite della quinta giornata il Ministro dell’Interno Marco Minniti che ha parlato di uno degli argomenti che interessa di più il nostro Paese, l’emergenza migranti.

Accolto sul palco tra gli applausi di un Piazzale Collenuccio sold out, il Ministro ha risposto alle domande di Fiorella Sarzanini partendo dal rapporto che c’è tra Italia e gli altri Paesi europei quando si parla di immigrazione. “Quello che è accaduto a Parigi lo considero un grande successo per noi – ha detto il Ministro Minniti riferendosi al vertice sull’immigrazione tra Francia, Italia, Germania Spagna e Niger, Libia e Ciad- abbiamo cercato con tutte le forze di dettare la strada per non essere lasciati soli. Quella strada è stata seguita da tutti. E’ stata una vittoria per l’Italia, il compimento di un processo iniziato a febbraio e riconosciuto da gli altri Paesi europei. Soltanto due mesi fa – continua Minniti- in sole 36 ore sono arrivati in Italia 12 mila 500 migranti stipati in 25 navi. Io ero in viaggio verso l’America e difronte ad una situazione così drammatica sono dovuto subito tornare indietro. Rientrato in Italia ho fatto i conti con il malumore di numerosi sindaci che, davanti alla decisione di dover accogliere 35 o 50 migranti, si sono rifiutati. La linea della barricata era sbagliata, ma in quel momento ho temuto che qualcosa si potesse rompere. D’altra parte noi non potevamo continuare a gestire in questo modo i flussi migratori e abbiamo deciso di agire in modo differente. In questi mesi abbiamo fatto da apripista per tutta l'Europa che ha capito il nostro operato, e ci ha ringrazia per questo”. Ora dai ringraziamenti si deve passare ai fatti come spiega Minniti: “Il passo successivo sarà quello di investire, come è stato fatto in passato per la rotta balcanica perchè anche l’Europa deve fare la sua parte. Per anni si è commesso il grave errore di pensare che l’Africa fosse esclusivamente una vicenda italiana, in realtà è lo specchio dell’Europa”. L’Africa è un continente ricco ma che per crescere ha bisogno di sostegno e sviluppo sotto diversi punti. “In primis delle classi dirigenti, secondo bisogna rafforzare il processo di formazione delle democrazia facendo capire che la legge non è dettata dai trafficanti di esseri umani e terzo far cessare i conflitti”.

Il Ministro Minniti ha poi accennato al decreto che porta il suo nome e che contiene disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale e misure per il contrasto dell’immigrazione illegale, nato dall’esigenza del Governo di accelerare le procedure per l’esame dei ricorsi sulle domande d’asilo. “Noi applicheremo questa legge perché tiene conto della questione della legalità e umanità, due facce della stessa medaglia. Una democrazia che non è umana non è una democrazia”.

Non poteva mancare una domanda sullo Ius Soli che secondo Gentiloni verrà approvato dopo la legge di stabilità. “Sono favorevole all’approvazione – ha detto il Ministro- Non c’è rapporto tra immigrazione e Ius Soli, io lo considero un elemento importante delle politiche di integrazione e chi fa bene le politiche di integrazione è un paese più sicuro”.   A proposito di sicurezza, per concludere si è parlato anche di quale sia il grado di rischio attentato nel nostro Paese. “Vigilare, vigilare, vigilare. Non bisogna mai abbassare il livello di attenzione e non bisogna mai abbassare la guardia. In Italia abbiamo la fortuna di avere uno schieramento di forze di polizia veramente unico capace di fare bene un lavoro difficilissimo”. Prima di risalire in macchina e ripartire verso altri impegni istituzionali Minniti ha voluto ricordare il suo percorso politico: “Essere Ministro dell’Interno vuol dire dare delle garanzie generali. Rivendico la mia appartenenza alla sinistra italiana, non rinnego la mia storia e nemmeno il mio presente politico: voglio dare garanzie agli italiani- concludendo, poi, con una battuta che non sarà sfuggita agli appassionati di cinema presenti al dibattito- Questa è la democrazia bellezza, che dobbiamo fare”.

Monica Generali

Redazione Web

Il Sindaco più nazionale d’Italia. Paolo Del Debbio intervista Matteo Ricci

Fumino, moderato, preparato. Lo presenta così Paolo Del Debbio, conduttore di Quinta Colonna, Matteo Ricci, il sindaco più nazionale d’Italia. Saluta e ringrazia Pesaro e la sua provincia il giornalista, che ha studiato a Urbino e passato qui alcuni tra gli anni più belli della sua vita. Poi è subito politica.

E si va subito al sodo. La prima domanda è la domanda per eccellenza. Dopo la sconfitta al referendum del 4 dicembre, quale sarà la legge elettorale con la quale si andrà alle prossime elezioni? Ricci è pragmatico, non vede spiragli per un cambiamento della legge elettorale. Si voterà con la legge approvata dalla Consulta per la Camera e l’attuale legge per il Senato. Un peccato, un’occasione persa, ribadisce il Sindaco di Pesaro, che, a buona ragione si domanda dove è finita ora l’eterogenea schiera di quelli che una nuova legge elettorale l’avrebbero varata in sei mesi, dopo aver tentato in vano per oltre 30 anni. Un sistema, quello attuale, che sembra fatto apposta per la I° repubblica, sottolinea Ricci, con il semplice particolare che quell’era politica è finita da un pezzo e che i partiti tradizionali non esistono più, con l’aggravante, aggiunge, che la legge attuale favorisce il fiorire di micro partiti personali ed una politica fatta di ricatti e veti incrociati.

E Del Debbio lo incalza. Allora, che farà Renzi, ritiene il Partito Democratico autosufficiente? Ricci non si fa pregare, l’obbiettivo minimo è arrivare primi per avere la responsabilità di governo, per arrivare, per quanto arduo, a quel 40% che farebbe scattare il premio di maggioranza. Bisogna ripartire da quel 41%, dai quei 15 milioni di italiani che hanno votato Si al referendum, da quell’Italia stanca della palude e che vuole cambiare davvero. Cambiare per crescere. Perché la discussione sulle coalizioni possibili rischia di essere surreale. Nel centrosinistra infatti, allo stato attuale, esiste solo il Partito Democratico e non è possibile fare il centrosinistra senza il PD, o peggio, chiedendo la testa di un segretario, che ha vinto primarie e congresso, il segretario dell’unico partito che elegge in maniera trasparente e aperta il proprio leader.

Il modello di coalizione, evocato da Ricci, è quello proprio di molte amministrazioni locali per arrivare ad un centrosinistra largo che vada da Calenda a Pisapia. Perché dopo anni di recessione finalmente, grazie all’operato del governo, si vedono i segnali di ripresa economica. Ed il PD, a differenza del disastro dei 5 stelle, offre l’unica proposta di governo credibile al paese.

Del Debbio insiste, parla di problemi con l’album di famiglia, alludendo a MDP, disposta a tutto per affossare Renzi. L’esempio siciliano è sotto gli occhi di tutti, prosegue il sindaco di Pesaro. In Sicilia abbiamo ripreso il modello vincente rappresentato da Leoluca Orlando, proponendo il rettore dell’università di Palermo. Abbiamo incassato il si convinto di Pisapia, ma MDP si è smarcata. Ma il popolo è stanco delle fazioni ed eccetto qualche quadro un po’ frustrato, saranno in pochi a seguire MDP.

Del Debbio chiede allora di commentare l’uscita di Gad Lerner dal partito per le posizioni sull’immigrazione. Ricci si rifà alla migliore tradizione politica del PCI, il cui senso dello Stato e dell’ordine ha sempre caratterizzato la sua azione e la sua classe politica. La sinistra riformista infatti, afferma Ricci, deve tenere insieme, da posizioni di Governo, rigore e solidarietà. La linea sviluppata dal PD ed espressa da Minniti, altro non è che la linea sviluppata da amministratori e sindaci Democratici e consta di quattro punti essenziali: l’incremento delle risorse per la cooperazione internazionale;  la riduzione delle partenze che già ha dato i suoi frutti attraverso azioni ed accordi di carattere internazionale; un sistema di accoglienza diffusa che non preveda per ogni comune una percentuale di profughi superiore al 3x1000; la creazione di un sistema di volontariato di pubblica utilità che sappia essere occasione di integrazione attiva. E l’Europa deve fare la sua parte, perché se non c’è futuro senza Europa, vero è che l’Europa deve cambiare e rifuggire gli egoismi nazionali. Perché l’Europa, continua il vicepresidente del Partito Democratico, deve sostenere crescita ed investimenti, riducendo la pressione fiscale, dicendo no alle politiche di austerità e rivedendo dove necessario il trattato di Maastricht. L’obbiettivo è un PIL a +2%. Questa la ricetta, lo sblocco del patto di stabilità, non la decrescita felice o il reddito di cittadinanza che è contrario alla costituzione che fa del diritto al lavoro un diritto essenziale di ogni cittadino. Altra cosa è il reddito di inclusione sociale, voluto dal partito democratico, per combattere la povertà estrema, e che andrà ad alleviare le difficoltà di quasi due milioni di italiani.

Del Debbio passa poi a questioni internazionali, a quella forse più sentita ed attuale. Il terrorismo internazionale. Ricci elogia l’operato dei servizi e delle forze dell’ordine. Oltre 220 le persone segnalate e allontanate dall’Italia dai nostri apparati di sicurezza. Il terrorismo fatto in casa, si combatte investendo in cultura e sicurezza, attraverso un’opera di trasformazione delle periferie voluta dal governo Renzi che ha stanziato per la riqualificazione delle banlieue italiane oltre due miliardi di euro.

Poi si passa al capito terremoto, e al recente addio di Vasco Errani, da commissario per la ricostruzione. Ricci pur ribadendo la stima per l’ex presidente della regione Emilia Romagna lo interpreta a buon ragione come un brutto segnale, forse dettato da motivazioni politiche e al richiamo di Bersani in vista delle prossime elezioni. Ci si avvia poi alla conclusione, in una piazza gremita e partecipe.  L’intervista si conclude con un excursus personale che ripercorre le tappe della carriera politica di Ricci. Una passione nata da ragazzo, a 17 anni, grazie ai racconti del nonno emigrato in Belgio e alle feste dell’Unità, a cui lo portava, raccontandogli di Berlinguer, uomo perbene, dalla parte dei deboli. Quello spirito, quella concretezza, quell’ansia di fare le cose, ereditata da una famiglia di gente abituata a lavorare, Ricci la mette tutti giorni del suo mandato, ed è questa la sua soddisfazione più grande. Quella di vedere realizzate le proprie intuizioni ed i progetti per la sua città, riconoscimento che gli arriva da persone dagli orientamenti politici più diversi. Perché finalmente anche i Pesaresi più scettici hanno capito l’utilità e l’importanza di avere come inquilino di Piazza del Popolo, il sindaco più nazionale d’Italia.

 

Enrico Siepi

Redazione Web

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